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sabato 9 gennaio 2010

Tipologia di coltura: Agrumi

Nei mesi invernali, da novembre a febbraio, migliaia d'immigrati si riversano nelle campagne della Piana di Gioia Tauro per lavorare alla raccolta di mandarini e arance. [...] Ogni anno, durante i mesi della raccolta, il numero degli immigrati presenti nella zona di Rosarno quadruplica, raggiungendo circa le 4mila unità su una popolazione locale di 15mila. 

Nella zona gli immigrati lavorano in media 2 giorni a settimana per 25 euro al giorno. [...] Nell'85% dei casi, gli stranieri devono acquistare stivali e guanti per affrontare il lavoro. Ogni giorno, fin dalle prime ore dell'alba, si riversano nel centro del paese aspettando di essere reclutati da datori di lavoro e caporali. Nel 10% dei casi gli stranieri pagano 5 euro ai caporali per il trasporto al campo.

Nel corso dell'indagine MSF è venuta in contatto con comunità di immigrati stagionali che versavano in condizioni spaventose: sfruttamento sul lavoro, alloggi totalmente inadeguati, esclusione sociale e in alcuni casi episodi di violenza costituiscono la realtà quotidiana degli stagionali in quest'area.

La situazione nella Piana di Gioia Tauro presenta caratteristiche riferibili dunque a un contesto di crisi umanitaria.

Regione Calabria: Provincia di Reggio Calabria
Rosarno, San Ferdinando e frazione di Marotta
Africani sub-sahariani (94%), età 30 anni (87%)
Popolazione incontrata: 90% irregolare
Nessuno con contratto di lavoro
Tempo di permanenza Stagionali: 87% presente in loco da meno di un mese
Tipologia di coltura: Agrumi

Brani e dati tratti dal Rapporto 2008 ("Una stagione all'inferno") sulle condizioni degli stranieri impiegati come lavoratori stagionali nelle campagne del Sud Italia, a cura di Medici Senza Frontiere.

Foto: da qui
 
Happy New Fear!
(Sempre in ritardo, con gli auguri, io).

martedì 18 agosto 2009

Clandestini / Marco Di Domenico

Bello, stimolante ed intrigante sin dal titolo questo libretto divulgativo di Marco Di Domenico dedicato ad alcune specie aliene invasive, molte delle quali presenti nell'ormai famigerato elenco delle 100 specie aliene più pericolose del mondo.

Cosa siano le "specie aliene invasive" l'ha sinteticamente e benissimo spiegato Meristemi, in un suo ormai celebre post di qualche mese fa:
[...] animali, piante e microrganismi che per effetto del trasporto da un habitat all’altro trovano per varie ragioni ampie nicchie fertili in cui prosperare e moltiplicarsi a dismisura, in genere a causa dell’assenza di competitori diretti. La limitata concorrenza può avere effetti drammatici sulle altre specie presenti nell’ecosistema in cui arrivano gli “alieni”, in quanto la competizione per le risorse può divenire altamente squilibrata o possono essere assenti forme di resistenza o di autoregolazione.
Molti organismi arrivano nel nuovo habitat grazie a passaggi creativamente scroccati alle acque di zavorra delle navi o ai carrelli degli aerei, o altro, molti altri grazie a consapevole introduzione da parte dell'uomo. E' stato consapevolmente introdotto in Australia negli anni '30, ad esempio, il rospo della canna (Bufo marinus), in qualità di predatore di due insetti infestanti la canna da zucchero. Lotta biologica: e tutto sarebbe andato benone se il buffo Bufo avesse agito come da copione e si fosse limitato a mangiare gli insetti. E invece no: quegli stupidi rospi iniziarono...
... a mangiare tutto il resto.
I girini divoravano girini di anfibi nativi, gli adulti inghiottivano piccoli animali domestici, coleotteri, api, formiche, termiti, grilli e ogni altro insetto, chiocciole e molluschi marini, rane e rospi, giovani serpenti e piccoli mammiferi selvatici. [...] E non si limitavano a mangiare: con la bufotossina avvelenavano cani e gatti domestici, uccidevano qualunque animale la cui dieta includesse gli anfibi, le loro uova e i loro girini, competevano con gli animali insettivori e i piccoli predatori [....] Coccodrilli, serpenti, dingo e quoll vengono tuttora decimati dal veleno. E poi aironi, nibbi, chiurli, corvi e ratti, persino grossi ragni [...].
Si studiano strategie genetiche dirette a interferire con la riproduzione e guerre a colpi di virus mortali.
Nelle città intanto si costruiscono barriere anti-rospo.

Come diceva maestro Fukuoka?
Ah, sì:
più sono elaborate le soluzioni
più complicati diventano i problemi

Forse in questo momento siete sulla riviera romagnola e vi state sbafando un piatto di spaghetti alle "vongole veraci"... filippine. Oppure siete in ammollo a Pantelleria, avete appena avvistato un colorato pesce "lessepsiano" del Mar Rosso e nemmeno vi vien in mente di chiedervi che cosa ci faccia lui lì, neppure un pensierino di ringraziamento per Monsieur de Lesseps (Canale di Suez, 1869), ingrati!
Siete invece in montagna ad imprecare contro il dissesto idrogeologico del Belpaese? Prima di esagerare con gli accidenti ricordate che anche le nostre mamme-nonne potrebbero essere enumerate tra le concause indirette. Eh sì: pensate a quelle belle pelliccette di castorino (Myocastor coypus, nutria) in voga negli anni '50 tra le signore vorrei-ma-non-posso, pensate alla moda che cambia e alla nuova coscienza animalista che avanza. Fatto? Pensate ora agli allevamenti dismessi, agli animali rimessi in libertà, all'abitudine tutta nutriesca di ridurre gli argini dei fiumi a gruyère.

Myocastor coypus
(foto di terrebasse)


E così via leggendo. Sono quarantacinque le specie prese in esame nel libro -i due terzi sono animali, ma d'altro canto l'autore è un dottore di ricerca in biologia animale ed occorre perdonargli questa sua debolezza- e molto, molto istruttive, mirabolanti e stupefacenti sono le storie di disastri (causa-effetto, piccolo sassetto che inizia la valanga, effetto domino e quant'altro) che il Di Domenico perversamente ci snocciola.

E i vegetali?
Forse un po' meno eclatanti e affascinanti i disastri verdi, forse meno entusiasta il Di Domenico nel raccontarceli, chissà. Ma ecco comunque numerose piante introdotte per i più svariati motivi in Italia e poi sfuggite alla coltivazione, piante che "hanno scelto la libertà" -e che libertà: maclura (Maclura pomifera), topinambur (Helianthus tuberosus), fitolacca (Phytolacca americana), Acer negundo (pianta che al nostro Autore sta particolarmente sulle scatole, vai a sapere perché), gelso da carta (Broussonetia papyrifera), robinia (Robinia pseudacacia), ailanto (Ailanthus altissima).
Ma anche agave (Agave americana) e fico d'India (Opuntia ficus indica): mica credevate fossero siciliani doc, vero? Il fico è "d'India" proprio come erano "indiani" gli individui avvistati da Cristoforo Colombo nelle "Indie", ovvero: americano.

Libretto avvicente come un thriller dove storia, geografia, ecologia, economia e biologia si mescolano in continuazione, per il piacere e l'orrore del lettore.
Difetti:
- alcune specie sono solo appena appena accennate, we want more!
- un ulteriore approfondimento della storia sociale non sarebbe stato affatto sgradito, we want more!
- finisce troppo in fretta, dura troppo poco, we want more, more, more!


Disclaimer grande come una casa, suggerito dal fatto che viviamo in tempi di sbarchi a Lampedusa e allarme sicurezza e, per reazione, tempi di riscoperta delle "nostre radici cristiane" miste ad ampolle di acqua del Po, ronde verdi, dialetto nelle scuole e millemila altre mirabolanti "invenzioni della tradizione": la qui presente equipaje diffida in anticipo da troppo facili (e rozzi, faciloni, indebiti, inadeguati, fuori luogo, quanto mai qui sgraditi e via minacciando) equazioni e parallelismi tra gli avvenimenti biologici e quelli sociali.

E tuttavia, tuttavia: questo libretto fa il paio con il già citato post del mai troppo citato Meristemi, e post e libretto forniscono numerosi, interessantissimi input. Batterie di domande incalzano: non son forse ricorrenti e naturali i disastri? Non è forse l'uomo una specie come un'altra? Forse che i marziani non sono verdi?

S'i' fossi un gruppo di lettura toscano sensibile a queste tematiche, guarda, su un libretto del genere ci organizzerei addirittura su una seratina ;-)
Buona lettura.

Marco Di Domenico
Clandestini : animali e piante senza permesso di soggiorno
Torino : Bollati Boringhieri, 2008
204 p. : ill. [a cura di Marco Di Domenico]; 19 cm.
isbn: 9788833919454
€ 16,00.

giovedì 26 febbraio 2009

Donne dei gatti

"La gattara è, era, una figura del limite, che si muoveva ai bordi della civiltà, nelle nicchie, negli angoli rimasti un po' selvaggi,
dove vive
l'antico popolo dei gatti di Italo Calvino.
I gatti e la gattara stessa possono essere interpretati come il selvatico residuale che sopravvive nelle città, personaggi un po' di frontiera.
Una selvaticità che negli ultimi anni è in corso di domesticazione".













Nascosto nel post precedente come un gatto infrattato, c'è un link ad un bel saggetto di Anna Mannucci dal curioso titolo di La donna dei gatti : dalla gattara anomica alla tutor della legge 281 [*]. Lo riposto qui, consigliandone caldamente la lettura alle/agli amanti dei gatti: son solo 19 pagine, figure incluse.
...
...
Ok, ok, vi faccio un riassuntino :)

§ § §

C'era una volta il randagismo.
E c'era una volta anche la lotta al randagismo -rivolta principalmente ai cani- che consisteva nell'accalappiare gli animali, portarli al canile, attendere tre giorni e poi sopprimerli, gasandoli.
Questo è quanto avveniva in Italia, sino al 1991.

Nel 1991, in materia di "animali di affezione e prevenzione del randagismo" arriva la legge 281, che muta radicalmente la prospettiva: è vietato sopprimere i cani rinvenuti vaganti, è vietato maltrattare i gatti che vivono in libertà, il nuovo metodo per controllare le loro popolazioni non è più la soppressione bensì la limitazione delle nascite.
Una legge di civiltà che a volte gli animalisti -mutatis mutandis- paragonano alle grandi leggi di riforma degli anni '70 (statuto dei lavoratori, diritto di famiglia, sanità) ed in particolare alla legge Basaglia sulla chiusura dei manicomi: "problemi" non più occultati e rimossi, ma "accolti" nella società. Poi uno legge di medici invitati alla delazione e questa della società accogliente sembra una fiaba scritta due bilioni di anni fa (ma non divaghiamo).


Rabat


Haifa

"Seguendo le gattare nei loro giri
si vedono sempre i gatti che le aspettano
nel posto e nell'ora giusta"


Gattare: bizzarre ladies -benefattrici, squilibrate o perditempo?- che spontaneamente si occupano dei gatti randagi. Vi sarà capitato di vederle all'opera, o magari di conoscerne una: in Italia è un fenomeno tipicamente urbano, ed è/era una figura anch'essa un po' randagia, marginale, di confine, in passato sempre in conflitto quasi paranoico con le istituzioni, il vicinato ed i geometri dei cantieri ("sono tutti contro di me"). Il suo imperativo categorico di base è: dar da mangiare agli affamati. Il numero dei gatti che sfama può variare da tre a molte decine, o centinaia: un impegno che richiede organizzazione, spese, orari fissi (perché "i gatti lo sanno e aspettano") e che non concede vacanze. Una missione che -nelle parole delle gattare intervistate- è sofferenza; un dovere, un obbligo morale al quale non ci si può sottrarre. Una figura tragica, quella della gattara: c'è chi l'ha accostata -addirittura- ad Antigone.
Uno dei compiti più tragici che questa donna si assumeva, in passato, era quello di uccidere i gattini -in particolare le gattine- neonati, prima che aprissero gli occhi, quasi sempre affogandoli.
La si nomina al femminile perché -praticamente sempre- è donna. Sino ad una ventina di anni fa dare della "gattara" ad una donna era un insulto bello e buono: lo stereotipo la voleva infatti "vecchia, brutta, zitella, sola, povera, emarginata, di cattivo carattere e scarsa pulizia". E forse un po' strega.


Creta

"I gatti chiamano, anche senza miagolare, e la gattara va,
con i suoi piattini di cibo,
che qualcuno potrebbe interpretare come offerte propiziatorie.
Non rispondere a quel richiamo per lei è impossibile."



California


Con la legge 281 il gatto "randagio" italiano diventa gatto "libero".
La 281 ha alcune lacune: non specifica a chi competa la cattura dei gatti, chi li debba portare in ambulatorio per la sterilizzazione, chi ne curi la degenza post-operatoria. Ma, di fatto, la cattura non traumatica dei mici può avvenire soltanto con la collaborazione dell'unica persona in grado di avvicinare le colonie dei liberi felini: la gattara. Un riconoscimento di ruolo sociale che l'ha lentamente riscattata dall'emarginazione.
La gattara selvaggia è perciò andata addomesticandosi, sino ad evolvere in gattara istituzionalizzata. Ora è infatti la "responsabile di colonia felina", in qualche caso munita di patentino comunale, che si rapporta con istituzioni, veterinari, Asl e che -all'occorrenza- sa maneggiare leggi, ricorsi e petizioni: un'intensa attività sociale.
Non più conflitto, ma negoziazione: "la gattara ora ha la legge dalla sua e lo sa. La 281 è citata ripetutamente, come un litania, come un mantra".



Singapore


Il termine "gattara" ha oggi perso ogni accezione negativa: dall'impotenza di un tempo si è passati all'orgoglio gattaro.
Nel 1995 i veterinari veneziani hanno ufficialmente definito il gatto come "arredo urbano", e la gattara come "tutor".
A Roma è in vigore il decalogo comunale dell'ecogattara: una serie di "regole che vogliono mettere ordine ad un'attività di base assolutamente irrazionale, un tentativo di governare le passioni".

"Antigone, insomma, è diventata una funzionaria statale".


La situazione dei gatti, complessivamente, è ormai molto migliorata.
La signora I.A., milanese, settantenne, combattiva ex-gattara, ha perciò deciso di diventare piccionara :-)

§ § §

[*] Il saggio è comparso su La ricerca folklorica n. 48, ottobre 2003, ed è online grazie a Sandro Zucchi, docente alla Statale di Milano responsabile del "Seminario permanente su etica e animalismo" e di Quilp, il blog del seminario.

Le citazioni dal saggio sono in corsivo.

Foto da Flickr (5 credits su 6 nelle dida, autore della gattara californiana cercasi).


giovedì 20 novembre 2008

Quanno ce vo' ce vo'

Leggere ortodicarta -si sa- è attività divertente, piacevole, istruttiva.

Ma quando Nicola -che è persona pacifica e non certo un "addetto ai livori in servizio attivo permanente" [1]- quando Nicola decide di deporre rastrello e pennarello per darsi all'invettiva da tastiera, questo significa che tacere oltre non può.

Contro l'iconografia bucolica ed insopportabilmente melensa di certa campagna, qui c'è materia di discussione e di riflessione a bizzeffe.

Non lo sottoscrivo tutto ma: post da non perdere, assolutamente.

(Nel merito, intervengo di là).


[1] credit: gambero rotto

domenica 26 ottobre 2008

WALL*E, recensione in tre righe

Tocca tutti i temi che stanno a cuore a noi catastrofisti "verdi".
Ha per protagonista una pianta -dunque l'umanità.
E’ splendido sotto ogni punto di vista.

Extraterrestrial Vegetative Evaluator

Lasciate perdere chi vi dice che è solo una storia di amore tra robottini, che è “solo” animazione e che per giunta è fantascienza, turatevi il naso sulla Walt Disney e sui suoi battage pubblicitari e andate a vederlo –sul film per ora mi trattengo e non dico altro (e ce ne sarebbe).
Andate e restate seduti a vedere anche i titoli di coda, pure da standing ovation (seguiranno domande del tipo: ma come faranno questi poveri umani, incapaci di badare a sé stessi?)
Uscite poi dalla multisala (18 sale) sita al secondo piano di un centro commerciale e, mentre scendete usando le scale mobili, abbiate cura di comparare il venerdì sera che vi sta intorno -colori vivaci, finta allegria, finto casino, mucchi di cibo finto- e la sua umanità obesa con quello che avete appena visto sullo schermo. Uscite infine –no, non a riveder le stelle, che' da qui non si vedono- uscite all'aperto nel buio dell’estrema periferia ex-industriale milanese, quella squallida dove finisce Milano ed inizia Sesto San Giovanni e mancano solo i grattacieli di spazzatura e sì: siete proprio voi, e siete appena usciti dalla Axiom.

Non vedrete l'ora di rimettervi gli scarponi ed andare in montagna a camminare, di tornare a comunicare con il vostro gatto e la vostra Zamioculcas, di evitare gli sprechi e riciclare -e che vi taccino pure di naïveté e sentimentalismo, accomodarsi. Altro che solo robottini innamorati e "solo" fantascienza, pfui.

Terra: Bastava solo averne cura
Terra = Agente contaminante


(Un giorno o l’altro un post sulla centralità della marginalità e sull’importanza degli scarti e delle pattumiere lo devo scrivere per forza).

domenica 17 agosto 2008

Gomorra, il libro














Buona ultima in territorio italiano, ho finalmente letto Gomorra. L'altra sera poi -in uno di quei deliziosi cinemini all'aperto con monsone di metà secondo tempo incluso nel prezzo- ho pure visto il film di Garrone. Che è molto più centrato sulla caratterizzazione dei personaggi e sulla lotta di potere interna alla cupola campana. Il libro è tutt'altra cosa, mille volte più potente.

Son riemersa dalla lettura con alcune delle mie più apocalittiche e storiche certezze confermate ed ingigantite. Primo, la logica del profitto governa il mondo e lo smembra e lo spiana, pezzo dopo pezzo. Secondo, tra logica del profitto "legale" e logica del profitto criminale non c'è alcuna apprezzabile soluzione di continuità. La logica, appunto, è la stessa: soldi, tutti, subito e a qualsiasi costo umano e/o ambientale. Terzo: un altro mondo è impossibile -questi se lo fotteranno tutto prima. E noi -noi zappettatori di nicchia e villani di ritorno, intendo- noi non ce la faremo mai.

Dice, ma allora sei proprio nata ieri sera e hai scoperto l'acqua calda giusto staman mattina? In effetti no. Ma un conto è sapere all'incirca come funziona, altro leggere un libro che incide col bisturi e mostra ed illustra nel dettaglio, capitolo dopo capitolo, con lucidità estrema, i meccanismi economici e sociali su cui si regge "il Sistema". Una cosa è sapere che esiste un commercio di monnezza, altra è essere così bruscamente aggiornati sulle nuove figure professionali del settore


Gli stakeholder mettono in contatto le industrie con gli smaltitori dei clan e, seppure da lontano, coordinano ogni passaggio dello smaltimento.
Laureati, bella presenza, divenivano mediatori dopo qualche anno passato negli USA o in Inghilterra a specializzarsi in politiche dell'ambiente. Ne ho conosciuto uno [...], prima di ascoltarlo, prima di osservare il suo lavoro, non avevo capito nulla della miniera dei rifiuti [...]. Si era ovviamente laureato alla Bocconi ed era diventato esperto in Germania di politiche per il recupero ambientale. [...] Franco, quando camminava, non osservava il paesaggio, ma pensava a come poterci ficcare qualcosa dentro. Come vedere tutto l'esistente a mo' di grande tappeto e cercare nelle montagne, ai lati delle campagne, il lembo da sollevare per spazzarci sotto tutto quanto è possibile.

[...] Non devono però mai dare l'impressione di star offrendo un'attività criminale.

Altro è pensare con un po' di sufficienza che il capitalismo italiano è sempre stato un po' straccione, altro arrendersi all'evidenza che questi e quelli pari sono

Lo smaltimento è un costo che nessun imprenditore italiano sente necessario.
Il costo di mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici impone prezzi che vanno dai ventuno a sessantadue euro al chilo. I
clan forniscono lo stesso servizio a nove o dieci centesimi al chilo.

"Ti fa schifo questo mestiere? Robbe', ma lo sai che gli stakeholder hanno fatto andare in Europa questo paese di merda? Lo sai o no?"

Schiavone, Mallardo, Moccia, Bidognetti, La Torre e tutte le altre famiglie avevano offerto un servizio criminale in grado di rilanciare l'economia e renderla competitiva.

Imprenditori gli uni, imprenditori gli altri. Cavalieri del lavoro. Salvatori della Patria e del lavoro operaio. E l'impresa genera impresa, si badi bene:

Non bastava nascondere i rifiuti tossici, ma si poteva trasformarli in fertilizzanti, ricevendo quindi denaro per vendere i veleni. Quattro ettari di terreno a ridosso del litorale molisano furono coltivati con concime ricavato dai rifiuti delle concerie. Vennero rinvenute nove tonnellate di grano contenenti un'elevatissima concentrazione di cromo.

L'agricoltura di questi luoghi, che esportava verdura e frutta sino in Scandinavia, crolla a picco. I frutti spuntano malati, le terre divengono infertili. Ma la rabbia dei contadini e lo sfacelo diventano ennesimo elemento di vantaggio, poiché i proprietari terrieri disperati svendono le proprie coltivazioni e i
clan acquistano nuove terre, nuove discariche a basso, bassissimo costo.

E noi qui a scambiarci file sulle micorrize.

Ingolfare di rifiuti tossici un territorio, circoscrivere i propri paesi di catene montuose di veleni può risultare un problema solo per chi possiede una dimensione di potere a lungo termine e con responsabilità sociale.

Un libro che m'ha fatto sentire veramente male, niente da dire: i miei complimenti. Come ebbe perfettamente a scrivere sul tema Wu Ming
un paio d'anni fa, Gomorra è

un kalashnikov
che scrive sui muri, forellini tutti uguali, la parola.
"Economia".


Roberto Saviano: chapeau.

Saviano, Roberto / Gomorra : viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra. Milano : Mondadori, 2006.

Immagine su Google maps: Gianmoenia.

lunedì 9 giugno 2008

Maledizioni cinesi

[...] si era immaginato di trovare il giardino pieno di fiori appassiti.
Invece era ben tenuto e chiaramente era stato piantato da qualcuno amante dei colori, sempre che questi fossero viola scuro, nero come la notte o bianco come un sudario.

(La luce fantastica, TPratchett)


Clematis jackmanii e Laurus nobilis

Buongiorno. Diluvia.

Qui non s'è ancora fatto il cambio inverno/estate e si sta approfittando del clima atmosferico per svuotare la dispensa e darsi al comfort food autunnalissimo -minestra di cicerchie e piselli ieri l'altro, vellutata patate porri e timo oggi, poi metto in ammollo l'orzo per la zuppetta. Per essere quasi al solstizio d'estate, davvero niente male.


Clematis jackmanii

Il giardino sembra gradire tutta questa pioggia, ma ne esce assai poco fotogenico. E, a volte, ho il blu violetto color relax spirituale che mi vira un po' sul meditativo cupo: gli è che il mondo si ostina ad invadere il giardinetto della signorina Rose Papillon (nel paese dei brutti sogni, altroché).


Clematis jackmanii


Viviamo in tempi interessanti, si diceva.

Conoscete tutti la raffinata maledizione cinese che augura "Possa tu vivere in tempi interessanti!"?


Verbena


E' questo il titolo che Eric Hobsbawm, con sense of humor tutto british, ha voluto per la sua autobiografia -e la sua è una vita quasi perfettamente coincidente con il 1900, l'interessantissimo Secolo breve zeppo di sfracelli e di rinascite. La storia della pacifica Svizzera, in effetti, non riesce ugualmente avvicente.

"Tempi interessanti" è anche il titolo di uno dei babbiosi libretti di Terry Pratchett (non letto, tra l'altro).


Verbena


Viviamo senza dubbio in tempi interessantissimi.
Che mal di testa, però! :)

Deve -sine aliquo dubio- trattarsi di questo stridente accostamento Clematis-Verbena.
Entrambi fondamentalissimi fiori di Bach, fanno a pugni tra loro: Clematis per sognatori ad occhi aperti in fuga dalla realtà, Verbena per fanatici entusiasti.

Poi mi passa, eh: oggi è lunedì -la mia personale maledizione cinese. Buona settimana (c'è una splendida luna nuova) :)

venerdì 25 aprile 2008

Buon 25

Pioggia pioggia pioggia poi sole, fiori ovunque, molte belle immagini attendono di essere catturate. Ma: settimana impegnativa, sabba di impegni. Pure il 730. Che qui siamo ridiventati extraparlamentari ma a solerzia in pagamenti di balzelli seguita a non batterci nessuno. Fessi su tutte le linee, esatto.

In attesa delle foto nuove, una d'antan.
Non di sessantatrè anni fa -il mio nuovo trendsetter mi ha fortemente sconsigliata in tal senso, sostiene che quelle vecchie vicende non sian né fashionablecool- però pur sempre una foto di montagna e di resistenza (con la erre minuscola):

Giovini arrampicatori sociali (una cordata tutta italiana)


Nella foto: equipaje -all'epoca giovine mamma trentenne- con occasionali compagni di cordata e pargolo undicenne. Si noti manina ad artiglio su spalla del pargolo nonché lingua penzoloni, manine in postura depressa ed unica scarpa dello stesso. Fu la sua prima ed ultima perfomance di free climbing. Mai capito bene il perché.

Pordoi, 19..
(mmm, non si legge bene la data, peccato ;)



Ci vuole il fisico, per stare all'opposizione.
Buon 25! :)

mercoledì 16 aprile 2008

Ex post

Siccome "tutto si tiene" ed anche il mio giardinetto non si trova su Marte, oggi niente fiori (e no, neppure opere di bene).

Sul voto a Berlusca & Lega c'è poco da capire: in tempi incerti/precari ed economicamente depressi le sostanze euforizzanti vanno alla grande, ed i capri espiatori non sono da meno.

La solidarietà non ha molto appeal, ultimamente.
Resta invece da capire cosa farà ora tutta questa gente, quorum ego, che non conta di vincere al superenalotto dopodomani o di sposarsi con un miliardario in tempi rapidi o che ha qualche riservina sul modello di sviluppo vigente.
Della fine della sinistra parlamentare non m'importa granché: gli innamoramenti sono più appassionanti dei matrimoni ed i movimenti sono di gran lunga più divertenti delle istituzioni, ben venga dunque il ritorno alle piazze, perbacco!
...
Ooops, scordavo, non ci son più, le piazze.
E neppure uno straccio di statu nascenti.

La resistenza che c'è in giro è quasi tutta individuale.
Guardami, guardami mentre tutta compìta e volonterosa riciclo il mio bel biglietto del tram nella spazzatura differenziata [carta] e così facendo credo di salvare un albero, proprio mentre in Val di Susa ed altrove avanzano le Ruspe.
Mi sento tanto, ma proprio tanto naïf.

Oppure guardalo, questo simpatico piccolo Gruppo di Acquisto Solidale che adotta Rosaria l'ape solitaria mentre tutt'intorno le api muoiono (niente api = niente impollinazione, niente impollinazione = niente frutta e verdura, niente frutta e verdura... continuate pure voi).
Quanto inciderà?
Come qualcuno ha sostenuto, la vita e la modernità sono diventate "liquide". Eppazienza, cambiamenti e metamorfosi spaventano ma in fondo affascinano, son tutti da capire, sono vita. Quel che a me riesce davvero difficile da capire, piuttosto, è: ma come si fa a star dentro questa nostra "modernità liquida" reinventandosi una qualche dimensione collettiva?
Scriveva Renato, qualche giorno fa:
Non c’è nessuna utopia nella politica di questi anni, nessun territorio comune dove tutto è possibile… ciascuno si è come ritirato in un territorio dal quale tutto appare impossibile […] adesso mi sembra che l’agire politico non possa avvenire attraverso il linguaggio delle ideologie o nelle pratiche di protesta, di rivendicazione o scontro ma nelle strategie di “fuoriuscita” dal circuito delle merci.

Sono d'accordo.
Ma non basta mica, sai.
Occorrerebbe anche -ed invece, santo cielo, manca del tutto- un progetto comune da perseguire.
Perché noi possiamo adottare le api, riciclare tutti i biglietti del tram e pure tutti i tram: ma senza un progetto comune questi sono e rimarranno solo gesti "carini" che mettono a posto la coscienza, mere testimonianze individuali che non incidono di uno svirzigo sulla realtà circostante.
Realtà che -noto per inciso- sta serenissimamente affondando sulle anestetizzanti note dell'orchestrina del Titanic.
E che seccatura quel fastidioso dettaglio: sul Titanic perduto nel suo sogno di sviluppo ci stanno pure il mio giardinetto senza antiparassitari, il vostro orticello biodinamico e tutte quante le nostre coscienze consapevolissime e senza macchia.

(E se qualcuno ancora pensa che noi non si viva in tempi interessantissimi per favore venga qui e me lo spieghi: come cappero dovrebbero essere, per essere più interessanti di così?)

Domani ritorno ai fiorellini e mi azzittisco.
Almeno per un po', via ;)