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domenica 26 ottobre 2008

WALL*E, recensione in tre righe

Tocca tutti i temi che stanno a cuore a noi catastrofisti "verdi".
Ha per protagonista una pianta -dunque l'umanità.
E’ splendido sotto ogni punto di vista.

Extraterrestrial Vegetative Evaluator

Lasciate perdere chi vi dice che è solo una storia di amore tra robottini, che è “solo” animazione e che per giunta è fantascienza, turatevi il naso sulla Walt Disney e sui suoi battage pubblicitari e andate a vederlo –sul film per ora mi trattengo e non dico altro (e ce ne sarebbe).
Andate e restate seduti a vedere anche i titoli di coda, pure da standing ovation (seguiranno domande del tipo: ma come faranno questi poveri umani, incapaci di badare a sé stessi?)
Uscite poi dalla multisala (18 sale) sita al secondo piano di un centro commerciale e, mentre scendete usando le scale mobili, abbiate cura di comparare il venerdì sera che vi sta intorno -colori vivaci, finta allegria, finto casino, mucchi di cibo finto- e la sua umanità obesa con quello che avete appena visto sullo schermo. Uscite infine –no, non a riveder le stelle, che' da qui non si vedono- uscite all'aperto nel buio dell’estrema periferia ex-industriale milanese, quella squallida dove finisce Milano ed inizia Sesto San Giovanni e mancano solo i grattacieli di spazzatura e sì: siete proprio voi, e siete appena usciti dalla Axiom.

Non vedrete l'ora di rimettervi gli scarponi ed andare in montagna a camminare, di tornare a comunicare con il vostro gatto e la vostra Zamioculcas, di evitare gli sprechi e riciclare -e che vi taccino pure di naïveté e sentimentalismo, accomodarsi. Altro che solo robottini innamorati e "solo" fantascienza, pfui.

Terra: Bastava solo averne cura
Terra = Agente contaminante


(Un giorno o l’altro un post sulla centralità della marginalità e sull’importanza degli scarti e delle pattumiere lo devo scrivere per forza).

domenica 2 dicembre 2007

Riscoprire Robinson

Solo il due dicembre e già da almeno dieci giorni è ricominciato il consueto delirio annuale a base di luminarie ed acquisti compulsivi. Non c'è festa come il Natale che riesca a provocare in modo prepotente la talebana anticonsumista che vive in me.

Da brava cittadina tornata da non molto in semi-campagna, la possibilità di nutrirsi di alimenti coltivati con le proprie mani o addirittura -colmo della blasfemia per una società del consumo- del tutto spontanei, mi coglie ancora come un'epifania. Beato candore. Ma d'altro canto sorprendersi, stupirsi, è pur sempre cominciare a capire, ne c'est pas? :)

Così Pia Pera nel già citato imperdibile "Orto di un perdigiorno" -che prima o poi recensirò per benino:

"E' un mese che mi nutro di borragine e ortiche. [...] Questi erbi si raccolgono da gennaio ad aprile, in parte anche nella cosiddetta «seconda primavera», fra ottobre e novembre. Mi sento così astuta, ad avere tutte queste verdure a mia disposizione senza la fatica di coltivarle!" (p. 103)

"C'è un'erbacea infestante, la porcellana (Portulaca oleracea), che a me piace molto insieme ai pomodori oppure da sola, da piluccare a ciuffetti, condita con olio e limone." (p. 141)

"In Vita in campagna ho trovato un articolo dedicato agli usi culinari dei fichi d'India e dell'agave americana. Ho colto le pale [...] squisite, come fagiolini croccanti ma molto più saporiti. Una ghiottoneria." (p. 152)

Suona tutto così selvatico e primordiale, no? Così primitivo, così poco civile. Così eccentrico. Quasi pericoloso.
In effetti, tra la capacità di saper riconoscere e consumare un'erba commestibile e l'abitudine a buttar via alimenti ancora perfettamente commestibili solo in base alla data di scadenza, come nota lei, s'è aperto un abisso che sembra oramai quasi del tutto invalicabile. E valicarlo sa, curiosamente, un po' di sovversione.

Pera, Pia / L'orto di un perdigiorno : confessioni di un apprendista ortolano - Milano : Tea, 2007