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lunedì 5 maggio 2008

La botanica del desiderio / Michael Pollan

Sono stato io a scegliere di piantare questa patata, o è lei che ha scelto me? Ricordo il momento preciso in cui quel tubero mi ha sedotto, ostentando il proprio fascino bitorzoluto tra le pagine di un catalogo di sementi. Credo che la definizione fatale sia stata: "polpa gialla e burrosa". Si è trattato di un evento banale, solo in parte consapevole, non pensavo che il nostro incontro via catalogo avesse una qualche conseguenza evolutiva.

Così pensa e scrive Michael Pollan, giornalista e docente cinquantenne statunitense, un simpaticissimo aspetto da airone sgraziato ed un autentico talento per la divulgazione in materia di cibo, produzione alimentare, nutrizione. (Eat food. Not too much. Mostly plants. Impossibile essere più sintetici e più chiari.)

Uomini e piante sarebbero partner di un rapporto coevolutivo da almeno diecimila anni: questa l'idea semplice ed intrigante alla base de "La botanica del desiderio", che Pollan si propone di illustrare attraverso l'esame della storia sociale e naturale di quattro piante (melo, tulipano, marijuana, patata) e dei relativi "desideri" umani ad esse associati.
Ne esce un libro pieno di notizie curiose ed interessantissime -sapevatelo? Le mele di Johnny Appleseed non servivano a togliere il medico di torno ed uno dei crolli finanziari più clamorosi della storia (Olanda, 1637) fu causato dall'algido tulipano- e di altrettanto interessanti divagazioni/speculazioni.
La parte migliore del libro, IMO, è il capitolo dedicato alla patata. Vuoi perché la storia sociale di questo tubero è delle più intriganti -dalle Ande ai giardini di Luigi XVI dove Maria Antonietta andava sfoggiando fiori di patata tra i capelli a scopo promozionale, dalla Great Famine irlandese del 1846 alla Russet Burbank oggi utilizzata da McDonald's, il che significa grandi appezzamenti coltivati a monocoltura e monovarietà, super irrorati da pesticidi: tutte da leggere le pagine di Pollan in visita agli agricoltori dell'Idaho. Vuoi perché Pollan vola a St. Louis a visitare le serre del "Regno del Male" della Monsanto e decide di coltivare nel suo giardino la New Leaf, un tipo di patata geneticamente modificata con il Bacillus thuringiensis: patate ufficialmente registrate presso l'Environmental Protection Administration degli Stati Uniti come "pesticidi" (!). A fronte delle domande un po' sgomente dell'Autore su quali possano essere gli effetti collaterali e/o futuri di tali nuove tecnologie, la svagata filosofia del capitalismo pare esser la stessa di sempre, alla Rossella O’Hara (Ci penserò domani).

Monovarietà irrorata da ettolitri di pesticidi, biodiversità perduta ed inquinamento garantito e tutto questo per quale scopo, perché? Perché le patatine di McDonald's siano perfette e senza bitorzoli: un risultato di una frivolezza sconcertante, specie a fronte delle forze dispiegate per ottenerlo. Voi che ne dite? Il solito ipotetico marziano appena sbarcato ci troverebbe anche un po' ridicoli e buffi o solo completamente ed irrecuperabilmente scemi?

Difetti: non è forse il libro più scientifico del mondo -e non è sua intenzione esserlo giacché si tratta di divulgazione; l'intrigante premessa coevolutiva viene sviluppata solo parzialmente; ci sono svariate lungaggini e ripetizioni (e troppo Apollo/Dioniso, decisamente).
Ciò nonostante "La botanica del desiderio" resta un libro pieno di notizie, che sollecita domande e procura sorrisi (esilaranti gli aneddoti personali di Pollan come coltivatore di marijuana). Pollan unisce una scrittura simpatica e di notevole appeal ad un peculiare modo di svolgere i ragionamenti "a voce alta", un insieme che finisce per acchiappare il lettore sino all'ultima pagina.

In sintesi: libro piacevolissimo, senz'altro da leggere e da regalare; vale pienamente i suoi 17,50 euro.
Qui la scheda del libro, l'indice e una decina di pagine in assaggio.

Ed ovviamente millemila grazie a meristemi per averne brillantemente parlato qui tempo fa, facendomi letteralmente correre in libreria. Buona lettura! :)