domenica 2 giugno 2013

Non lo stesso parco, ma la stessa storia


 
Il noce
  La mia testa è una nuvola schiumosa,
il mare è nel mio petto.
Io sono un noce nel parco Ghiulkhan,
cresciuto, vecchio, ramoso - guarda!
ma né la polizia né tu lo sapete.

Io sono un noce nel parco Ghiulkhan.
E le foglie, come pesciolini, vibrano dall'alba alla sera,
frusciano come un fazzoletto di seta; prendi,
strappale, o mia cara, e asciuga le tue lacrime.
Le mie foglie sono le mie mani, centomila mani verdi,
centomila mani io tendo, e ti tocco, Istanbul.
Le mie foglie sono i miei occhi, e io guardo intorno,
con centomila occhi ti guardo, Istanbul.
Le mie foglie battono, come centomila cuori.

Io sono un noce nel parco Ghiulkhan,
ma né la polizia né tu lo sapete.
 (Nazim Hikmet, 1957. Traduzione di Joyce Lussu). #occupygezi 

12 commenti:

Fer Mala ha detto...

Belle sia la foto che la poesia. ciao

Harlock ha detto...

che bella sorpresa :)

...poi cerco di capire la poesia :D

Andrea Mangoni ha detto...

bella poesia, splendido ritorno.
è bello ritrovarti.
non far passare altri due anni!

equipaje ha detto...

Che si tratti di Val di Susa o di Turchia, a quanto pare ormai mi risveglio soltanto con l'odore dei lacrimogeni. State seguendo gli eventi turchi? La difesa del Gezi Park di Istanbul e dei suoi 600 alberi come scintilla capace di innescare una rivolta di dimensioni nazionali.

(Incredibile che qualcuno mi abbia ancora nei feed, sono commossa! Grazie.)

Emilio ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
francesca/MoscO ha detto...

Ciao, bella signora :)

però non tornare solo quando volano i lacrimogeni :S

Vera ha detto...

Evviva!
Peccato solo per la motivazione del tuo ritorno,
avrei preferito che fosse per festeggiare un parco piantato di fresco non uno a rischio abbattimento.
Bella la poesia, e bello sentire "Bella Ciao" a Istambul

equipaje ha detto...

TerreAlte e TerreBasse: come diceva all'incirca un altro poeta, in me si combattono l’entusiasmo per il melo in fiore e il terrore per le parabole del lacrimogeno, ma solo il secondo mi spinge alla scrivania.
Qualcosa del genere, insomma ;)
Vi bacio, sorelle **

mauri ha detto...

Bella poesia del "comunista romantico" come era chiamato Nazim Hikmet, grazie per averla postata, ........... è brutto però svegliarsi solo con l'odore acre dei lacrimogeni, ........ e poi le lotte in piazza vanno e vengono come le stagioni della vita, .........in questi periodo fioriscono i tigli e il loro profumo lo preferisco a quello dei lacrimogeni, ma forse io sono fuori moda, ..........sono un rivoluzionario romantico.
Se per farti tornare a scrivere serve la rivolta, ...... lunedì mi vado a comperare la maschera antigas e mi porto avanti.
Ciao

equipaje ha detto...

Sempre esageratamente gentile, Mauri, troppo. Il blog mi è mancato e mi siete mancati tutti voi, sto riprendendo a leggere e ho avuto anche la brutta sorpresa di scoprire che qualcuno -Caprette tibetane- se n'è andato da tempo, e per sempre. Ho meditato a lungo su cosa fare di questo blog ma, a dirla tutta, non sono giunta a nessuna apprezzabile conclusione se non quella di scrivere liberamente solo e se quando avrò qualche cosa da dire o (ipotesi molto più probabile) da condividere. E non è detto che riesca a restare in topic "verde". Ciò detto e precisato, anziché comprare maschere antigas forse è meglio espungermi dal blogroll. In ogni caso, ben ritrovato :)

erbaviola ha detto...

anche se ormai appari poco, quando appari caspita se appari! Nonostante i lacrimogeni.

equipaje ha detto...

Appaio regolarmente nei cieli di Malpensa, tra un Boeing e una scia kimika, la vedi quella nuvola di forma fantozziana? Can you see me now?