giovedì 15 agosto 2013

Adiós, hermano



Renato, il Selvatico, è stato un lettore attentissimo, sempre capace di cogliere le sfumature tra le righe. Ed è stato, soprattutto, un uomo sensibile, sempre capace di emozionarsi, commuoversi e indignarsi per piante, animali, altri esseri umani. Sensibilità la sua non solo umana ma anche politica: la dimensione collettiva è sempre stata una preoccupazione presente nei suoi scritti e nei suoi post, sia pur declinata secondo modalità probabilmente considerate poco ortodosse dai più.

Costruire una cultura condivisa e dare vita a luoghi comuni/canti, lontani dalle forme politiche e impermeabili alla de/codificazione del potere, scriveva in uno dei tanti commenti lasciati su questo blog, parecchi anni fa.

Certo si possono prendere contromisure efficaci: variare e incrementare la biodiversità delle coltivazioni, costruire depositi di raccolta per l’acqua piovana, vasche di depurazione e riciclo delle acque di scarico, si possono cintare gli orti come basi dei marines in territorio talebano... tante cose. Ma quella fondamentale è la costruzione di reti solidali di scambio e mutuo aiuto nel proprio territorio, nella propria bioregione, ha lasciato scritto nel suo penultimo post.

Una bella poesia di Gary Snyder, che piaceva molto ad entrambi: per te Renato, ovunque tu sia.
 
Nel prossimo secolo,
o in quello successivo,
dicono,
ci saranno valli, pascoli
in cui ci incontreremo, se ce la facciamo.
Per scalare queste cime,
una parola per te,
per te
e per i tuoi figli:
state assieme,
imparate dai fiori,
siate lievi.

(Gary Snyder,
For the children)

domenica 2 giugno 2013

Non lo stesso parco, ma la stessa storia


 
Il noce
  La mia testa è una nuvola schiumosa,
il mare è nel mio petto.
Io sono un noce nel parco Ghiulkhan,
cresciuto, vecchio, ramoso - guarda!
ma né la polizia né tu lo sapete.

Io sono un noce nel parco Ghiulkhan.
E le foglie, come pesciolini, vibrano dall'alba alla sera,
frusciano come un fazzoletto di seta; prendi,
strappale, o mia cara, e asciuga le tue lacrime.
Le mie foglie sono le mie mani, centomila mani verdi,
centomila mani io tendo, e ti tocco, Istanbul.
Le mie foglie sono i miei occhi, e io guardo intorno,
con centomila occhi ti guardo, Istanbul.
Le mie foglie battono, come centomila cuori.

Io sono un noce nel parco Ghiulkhan,
ma né la polizia né tu lo sapete.
 (Nazim Hikmet, 1957. Traduzione di Joyce Lussu). #occupygezi 

martedì 28 giugno 2011

L'ordine regna a Varsavia

(pensieri sparsi, avvelenati, retorici, un po' demagogici e molto, ma molto indignati)

(no, non è nebbia)

A un Palazzo sempre più asserragliato e blindato: 2.000 uomini schierati contro i cittadini impegnati a difendere il territorio, e nemmeno uno contro chi appicca fuoco alla spazzatura di Napoli. Si chiama "monopolio legittimo dell'uso della forza" e quali interessi questa forza stia difendendo è sotto gli occhi di chiunque voglia vedere.

Alle forze del cosiddetto ordine, e lo so che la polizia interviene dove la politica ha fallito, lo so che è la disoccupazione ad averti dato questo "bel mestiere", carabiniere; lo so, ma al primo che oggi si azzarda a citarmi Pasolini e Valle Giulia gli mangio comunque le 'recchie, ché esiste pur sempre la responsabilità individuale.

Ai genî della mediazione e dell'ars politica che avrebbero dovuto evitare il macello di ieri: quelli che sino a un minuto prima di votare flautavano "senti che bel vento" e "libertà è partecipazione" e un minuto dopo aver votato tuonavano "Maroni faccia tutto il necessario per garantire nei tempi previsti l'avvio dei lavori" (Piero Fassino). O quelli che "padroni a casa nostra" e "il popolo sovrano", ma solo sinché pascola inoffensivo sul sacro pratone di Pontida. I blue block, l'asse Lega-PD, l'alternativa a Mr. B.

Agli ipocriti a tutto tondo e agli spin doctors che si appropriano delle nostre parole d'ordine e orwellianamente ci raccontano che in Val di Susa -oltre agli anarchici insurrezionalisti- sono i valligiani superstiziosi e arretrati i veri colpevoli della crisi economica italiana perché contrari al progresso e allo sviluppo, dediti al NIMBY egoistico e nemici del "bene comune". Perché ora sarebbe il TAV della Val di Susa -quest'opera inutile, costosissima e ad impatto ambientale devastante- a rappresentare il "bene comune", proprio così.

A Repubblica.it, che ieri ha scelto di tenere in home per un intero pomeriggio non le ruspe o i manganelli o i lacrimogeni o i 2.000 robocop, ma un manifestante con una pietra.

Ai fini analisti che ancora non sono riusciti a sfornare un'analisi decente sul vento nuovo delle amministrative e dei referendum e mo' ora si ritrovano sulle scrivanie pure 'sti folli cenciosi testardi e incomprensibili, maledetti siano loro e quell'accidenti del loro San Michele.

Ai peones di partito, sempre pronti a indignarsi a orologeria e previo semaforo verde, che ieri su facebook hanno postato foto di gattini, un delizioso filmato di un lemure scarrozzato da due tartarughe e un imprescindibile dibattito sull'arrivo del caldo.

A tutti voi: non so dire se il TAV della Val di Susa sarà veramente il vostro Vietnam, ma: ve lo auguro de todo corazón. Y que sea pronto, lo más pronto posible.

giovedì 2 giugno 2011

Gerbera e champagne


              

C'era una volta una città dove le modelle erano più numerose delle cabine telefoniche, gli showrooms più tenaci del Cynodon dactylon, la creatività degli stilisti seconda solo a quella di piazza Affari. Una città con dieci brokers per ogni tiglio, e una cricca del cemento che non aveva mai fatto prigionieri. Ora questa città è divenuta terra di prodigi e di predicazione messianica, teatro di scene millenaristiche; e nessuno sa che cosa ne sarà di lei.

Un educado y casi anónimo abogado de pelo blanco la percorre in lungo e in largo da mesi, sempre sorridente e di biancovestito. Invita a porgere l'altra guancia e cita Gandhi e don Milani ad ogni piè sospinto: e cammina un casino, costui.  Si rivolge alle folle narrando della "marcia del sale" e della bellezza del fare politica "consumando le scarpe". Pronuncia parole dichiaratamente anticonsumistiche -"la felicità non viene dal possedere un gran numero di cose"- o apertamente cattocomunistiche -"come posso essere felice se io ho molto e il mio vicino non ha nulla?". Sobrietà, rispetto, gentilezza, misura: un antibauscia per eccellenza. Non è un grande oratore ma quando lui parla decine di migliaia di persone si radunano sotto il diluvio universale, e nel cielo sopra la cattedrale si staglia l'arcobaleno doppio, a suggello dell'alleanza con la città. Più che un'elezione amministrativa, un'esperienza spirituale. Siamo in piena irrazionalità da grandi cambiamenti, è vero, ma questa volta si tratta di magia buona che, ne siamo sicuri, si propagherà in fretta.


Senso della Storia in movimento e strizzoni al cuore collettivi: e noi che quasi non sapevamo nemmeno più di avercelo, un cuore. Anni di neolingua orwelliana e di parole in libertà rivolte alla pancia della ggente, intese a discriminare alcuni per avere il voto di molti, volte a coltivare la paura -quella paura che, altri hanno detto, mangia l'anima e uccide la mente. E ora tornano parole con un senso e dirette al cuore, comunicazioni semplici che non si vergognano del loro candore e puntano dritte all'essenza del nostro stare insieme: convivere, condividere, partecipare, essere umani, restare umani. Uno dopo l'altro cominciano a fioccare i #morattiquotes e le parodie e in breve tempo è un diluvio, una frana, il sortilegio che si dissolve, la risata che li seppellisce. Una catarsi collettiva.

Sciurette eleganti con il filo di perle e la sciarpetta arancio o gente rimpannucciata in stracci arancioni, scout, motociclisti tatuati, professionisti, cassintegrati, uomini, donne, giovani, anziani, belli e brutti, magri e grassi: a furia di guardare la TV ci si era un po' scordati di quanto stupefacente potesse essere il tasso di biodiversità di una vera piazza cittadina. E tutti a sorridere, molti commossi sino alle lacrime, sventolando gerbere o palloncini, cantando o abbracciando perfetti sconosciuti (sia pure con qualche pudore), come fosse finita la guerra.


E' una città in piena love story, la Milano di questi giorni. Un amore che si credeva di non poter più riprovare, una commozione da cui ancora non ci si riprende. Una catarsi collettiva -lo so, l'ho già detto, ma proprio di questo si tratta. Ci vorrà del tempo, speriamo moltissimo, per riassorbire la botta di emozioni che quest'incredibile maggio milanese ci ha assestato. Ma siamo gravi, vi avverto: qui non riusciamo più a smettere di sorridere, e questa festa non vuole finire. Ben ritrovati :)

giovedì 6 maggio 2010

La fantasia al podere

(col consueto ritardo)

Mentre i  cattivi maestri erano impegnati a Venezia a sollazzarsi portare il Verbo, a Milano altri cattivi soggetti sfilavano sotto l'egida di San Precario, con curiose parole d'ordine.

Milano, Primo Maggio 2010, Mayday Parade.

 Vendita piantine

Hasta la cicoria siempre

Sarà un'insalata che vi seppellirà

Chiringuito rural



(Tutt'altra storia rispetto alle immagini in arrivo oggi da Atene ma, in qualche modo, pur sempre dentro lo stesso discorso).

domenica 18 aprile 2010

¿Es verde todo lo que se pinta de verde?

Ed ecco sul tronco si rompono gemme / e ovunque rispuntan virgulti  / del verde capitalismo / 
un verde più nuovo dell'erba / che il cuore riposa.


Che tenerezza!

Negli ultimi mesi sul nostro Pianeta tutto e tutti sono diventati verdi.
Non avete anche voi quest'impressione?
Ma tutto e tutti, proprio.

Son verdi i calendari e le agende ecobio delle banche
verde la benzina della mia macchina
verde anche il suo motore.
Verde "la caldaia che fa crescere gli alberi",
verde il motore di ricerca (che salva la foresta pluviale).

The future is green / ******* has answers to the future of cities.
E strepitosamente verdi gli strombazzanti proclami della GDO
[fastidio e imbarazzo].

Ma nulla è verde come il cuore delle industrie chimiche e del potere finanziario:
Ahora, los gigantes de la industria química hacen su publicidad en color verde,  y el Banco Mundial lava su imagen repitiendo la palabra ecología 
en cada página de sus informes y tiñendo de verde sus préstamos [*]
[la Suprema Banquería che si preoccupa del benessere del cittadino! sento che sto per commuovermi]

E tutti tutti improvvisamente sensibili all'ecologia i nostri governanti
incluso quel Benedetto uomo
e il Primo Viejo Verde del nostro Paese
l'Italia tornerà presto ad essere il giardino d'Europa (sempre che riesca a non sprofondare sotto il peso di quei cento milioni di alberi).

Dove ti giri giri: verde, verde! 
E' bello sapere che Amore e Valori autentici -quali Mercato e Ecobusiness- sono in grado di trionfare anche sui peggiori scontri di civiltà.
Eh sì: perché anche nel mondo islamico ultimamente è tutto un fiorire di fondazioni e convegni verdi (veri e/o inventati).
Viviamo nel migliore dei mondi possibili e rischiavamo di non accorgecene: una concordia, un'omologazione armonia mai viste.

Dice: dài, si sono finalmente resi conto di star segando il ramo su cui siamo seduti, stanno pensando alle generazioni future: dàgli tempo, razza di diffidente. Fìdati, disfattista del partito dell'odio.

Possiamo fidarci di queste istituzioni/organizzazioni e di questi personaggi?
Ma certamente: come di una famigliola di crotali che ci inviti a entrare a piedi nudi nella sua tana.

Il sistema s'è finalmente pentito di aver sfruttato e portato al collasso il Pianeta? E' finalmente travolto da orridi sensi di colpa che lo spingono a soccorrere il malato agonizzante? (Prima ti ammazzo e poi ti soccorro: a voi piacerebbe ritrovarvi come medico in sala operatoria l'energumeno che vi ha appena ridotto in fin di vita?)

Non è la gestione razionale delle risorse della Terra che sta a cuore a costoro, bensì il rilancio della crescita e del Mercato.
E il Mercato oggi è Verde.
Finché diciamo genericamente "verde", è un volemose bene universale.
Dovessimo iniziare a dire e praticare seriamente "decrescita", ci manderebbero, temo, i carri armati.


(Sentite scuse ai crotali per la rudezza del paragone.)

lunedì 5 aprile 2010

"L'esplosione lentissima di un seme"




Ringraziamenti a:
- Paolo e fu Gatto Silvestre per l'input
- Hayao e Bruno per tutto il resto.

Che il vicino Totoro vegli sui nostri orticelli primaverili! ;)

sabato 16 gennaio 2010

Se va di traverso












Tuscan Landscape


Non è questo, quel che James vuol sentire mentre contempla la patria di Slow Food, gli antichi casali e le dolci colline, per tacere di quei goduriosi pranzetti a base di pasta, bruschetta, mozzarella e ottimo vino.
Non è questo, quel che James vuole sentire mentre è impegnato a cogliere il legame spirituale tra gli italiani e quel loro leggendario paesaggio pastorale -aria, terra, cibo.

Parole come condizioni disumane rovinano il divertimento, spengono l'entusiasmo.
Quando si inizia a pensare alle implicazioni culinarie di una rivolta, il cibo perde sapore.

Locale, fresco e sano sì.
Etico, no?

James McWilliams su Freakonomics (New York Times Blog) a proposito di Rosarno: Italy’s Culinary Paradox.

(idee chiare, i commentatori di James: And this is different from us… how?)

sabato 9 gennaio 2010

Tipologia di coltura: Agrumi

Nei mesi invernali, da novembre a febbraio, migliaia d'immigrati si riversano nelle campagne della Piana di Gioia Tauro per lavorare alla raccolta di mandarini e arance. [...] Ogni anno, durante i mesi della raccolta, il numero degli immigrati presenti nella zona di Rosarno quadruplica, raggiungendo circa le 4mila unità su una popolazione locale di 15mila. 

Nella zona gli immigrati lavorano in media 2 giorni a settimana per 25 euro al giorno. [...] Nell'85% dei casi, gli stranieri devono acquistare stivali e guanti per affrontare il lavoro. Ogni giorno, fin dalle prime ore dell'alba, si riversano nel centro del paese aspettando di essere reclutati da datori di lavoro e caporali. Nel 10% dei casi gli stranieri pagano 5 euro ai caporali per il trasporto al campo.

Nel corso dell'indagine MSF è venuta in contatto con comunità di immigrati stagionali che versavano in condizioni spaventose: sfruttamento sul lavoro, alloggi totalmente inadeguati, esclusione sociale e in alcuni casi episodi di violenza costituiscono la realtà quotidiana degli stagionali in quest'area.

La situazione nella Piana di Gioia Tauro presenta caratteristiche riferibili dunque a un contesto di crisi umanitaria.

Regione Calabria: Provincia di Reggio Calabria
Rosarno, San Ferdinando e frazione di Marotta
Africani sub-sahariani (94%), età 30 anni (87%)
Popolazione incontrata: 90% irregolare
Nessuno con contratto di lavoro
Tempo di permanenza Stagionali: 87% presente in loco da meno di un mese
Tipologia di coltura: Agrumi

Brani e dati tratti dal Rapporto 2008 ("Una stagione all'inferno") sulle condizioni degli stranieri impiegati come lavoratori stagionali nelle campagne del Sud Italia, a cura di Medici Senza Frontiere.

Foto: da qui
 
Happy New Fear!
(Sempre in ritardo, con gli auguri, io).

sabato 19 dicembre 2009

E ora la neve copre tutto

E' stato un lungo, lunghissimo autunno.

Mi è sempre piaciuto novembre, i suoi colori, le sue foglie morte, le nebbie, le malinconie. Deve trattarsi di una sorta di imprinting stagionale, suppongo, visto che sono nata sotto il segno dello Scorpione, a metà novembre. Moltissimi anni fa mi affascinavano anche quelle simbologie e corrispondenze astrologico-stagionali un po' gotiche legate al mio segno: Plutone il Trasformatore signore degli inferi e astro dei maghi e degli alchimisti, la doppia spirale dell'otto, l'idea di morte e trasmutazione presente nella semina intesa come -cito a spanne la Morpurgo- "avventura esaltante e terribile del seme che, sepolto sotto le zolle, compie il primo passo sul lungo cammino che lo porterà all'esplosione primaverile". Al tema della semina come prodromo di future resurrezioni dopo i ghiacci invernali e bla e bla e bla, ricordo, tentai una volta di interessare anche il mio storico fidanzato latino-americano, che mi ascoltò impassibile per  mezz'ora prima di sistemarmi con una sana doccia fredda di relativismo culturale ("Querida: dalle mie parti a novembre è primavera, quasi estate").



Togliendo di mezzo l'astrologia, novembre (maggio se mi leggete da Ushuaia) resta il mese della trasformazione e del passaggio. Le foglie cadute a terra si sono sovrapposte a mo' di tappeto morbido e invitante, a colori caldi, su cui cammini un po' affondando e un po' filosofeggiando su quel che accade sotto le tue scarpe: semi caduti che si interrano, disfacimento e decomposizione della materia organica, putrefazione,  benefico humus che si crea, materia che si trasforma, cicli vitali, Persefone che prima o poi ritorna ma tu no, samsara, cose così. Le nebbie rasoterra fanno il resto: quando sopra il tappeto si stende il cuscino bianco e uniforme, tu non devi fare altro che appoggiartici sopra per ritrovarti senza scosse e senza traumi dall'altra parte, un po' Alice nello specchio. Entri lievemente nella nebbia e fluisci nel tappeto, dentro l'humus, dentro il corso naturale delle cose. Morire a novembre è la faccenda più naturale, più semplice del mondo, si direbbe.



Se n'è andato alla fine di novembre, mio padre, e sino all'ultimo non ha voluto collaborare né con il grandioso allestimento stagionale che gli si dispiegava intorno né con l'armonico giro della bhavacakra. Non ne voleva proprio sapere, a dirla tutta: sarebbe rimasto volentieri qui ancora un po' o, perché no, anche per sempre. Il ciclo vita/morte è cosa bella e molto filosofica ma, sospetto, tiene pur sempre conto del solo punto di vista di chi rimane.



Se n'è andato proprio qui, al Buen Retiro, dove aveva vissuto per ottanta dei suoi novant'anni, come era suo espresso desiderio. E con sua figlia accanto. La storia di questo luogo e questa casa sono talmente intrecciate con la sua storia personale che mi son quasi stupita, il giorno dopo, di ritrovare i cedri ancora saldi sulle radici e non crollati sopra il tetto. Ci ho litigato furiosamente per tutta l'adolescenza e per molti, molti anni a seguire; è stato un grande amore, il nostro. Dire che mancherai è ben misera cosa. Buon viaggio, papà.


1919-2009

mercoledì 21 ottobre 2009

Bacchette magiche

Bacchette magiche? Qui ci sarebbe di che saccheggiare il negozio di Mr. Ollivander.
Vediamo di alleggerire quel che si può: la memoria della digitale, ad esempio, che sta scoppiando... intrappolate lì dentro ci sono ancora le foto dell'autunno 2008. Quando si dice tempismo da blogger.

E giusto in tema di tempismo, e di blogger: due anni di blog.
Bacchette magiche per tutte/i!
Quelle che passa il convento, eh ;)

(Disclaimer: questo post contiene immagini che potrebbero non essere adatte ad un pubblico residente in Trentino-Alto Adige e Emilia-Romagna. Ciò chiarito, le foto sono cliccabili a formato lenzuolo matrimoniale.)

Viburnum opulus




Mah?
Frangula alnus?
Rhamnus catharticus?



Crataegus
forse monogyna




Pyracantha



Cornus florida



Ligustrum lucidum

Ligustrum lucidum



Mahonia aquifolium
Alseno (PC), 14 novembre 2008

(Disclaimer 2: Tutte le determinazioni qui sopra sono imputabili all'abissale ignoranza e all'umana fallacia di equipaje. Chi ne sa di più dunque bacchetti e dica, ché non è bello riempir l'internette di notizie sbagliate. Grazie!) :)*

Altre bacche -alcune tecnicamente non sono bacche, ok ok- le trovate qui, e qui.

giovedì 8 ottobre 2009

Scrapbook

Roma, 6 ottobre 2009. Nicolò Ghedini, nel corso della sua arringa di fronte ai giudici della Corte costituzionale, nell'ambito dell'udienza sul Lodo Alfano:
La legge e' uguale per tutti, ma non per forza lo e' la sua applicazione.

(e -piccolo update- anche questa la incolliamo qui "a futura memoria" ==> Farewell Angelino) :))


Nel corso dell'ondatina di post sulle IAS lei ha deciso che:
... quando iniziate a fare così tanti discorsi seri, bisogna che qualcuno vi aggiunga un po' di frivolo.

E sapete che vi dico?
Che Erbaviola -per questa volta almeno ;) - ha ragione.

Il giochino "Honest Scrap" oramai credo lo conoscano tutti, ma ricordo comunque che consiste:
- nell'indicare onestamente 10 cose personali, presumibilmente ignote a chi legge
- nel nominare altri 10 sventurati.

Ecco dunque qui dieci cose che non sapete di equipaje (e che potreste seguitare ad ignorare vivendo ugualmente sereni, e tuttavia):

1. ... non ha mai imparato a fare bene lo scoubidou -e no, inutile mandarle il tutorial, sul tema ha un blocco totale! (ma quanto le rode, 'sta cosa?)

2. ... da piccola ha fatto i nazionali di ginnastica artistica, da adolescente ha giocato nella squadra di softball della sua città, da grande si è data al free climbing. Per farla finita con l'estremismo sportivo c'è voluta la canoa (devo raccontarvi di quella volta che rimase incravattata sul Sesia?)

3. ... sospetta di avere un bell'Edipo non risolto, ma ci convive da sempre senza farla poi tanto difficile.

4. ... è un soggetto piuttosto distratto: in autostrada guida a 80 all'ora pensando ai casi suoi -e che avrà mai quella gente da strombazzare-, in posta le passan davanti anche le vecchine, al lavoro si dimentica di fare i concorsi (si lascia al lettore ogni deduzione sulla sua rampante carriera).

5. ... prima di approdare all'attuale occupazione, ha collezionato lavori degni della biografia di uno scrittore maledetto sfigato. Ha fatto la cassiera al supermercato, la trimestrale alle poste, la freccia in Fiera e persino -per qualche ora- il Pony Express. Ha insegnato matematica e fisica, ginnastica, spagnolo. Animatrice in un centro per il tempo libero frequentato quasi esclusivamente da malavitosi, organizzatrice di tournée per un noto teatro milanese (devo forse raccontarvi di quella volta che rimase rinchiusa in un camerino con Luca Barbareschi in perizoma?). E decine, centinaia di ricerche di mercato con interviste impossibili a iscritti al Partito repubblicano, frequentatori di sale corse, consumatori di whisky, esperti di logistica and so on.
Mulier sum, humani nihil a me alienum puto, diceva di sé. E soprattutto, poveretta, doveva pur campare.

6. ... quando prova affetto e/o simpatia e/o interesse verso qualcuno o qualcosa, tende ad esprimerlo in spagnolo.
(Il primo che si azzarda a citare "Un pesce di nome Wanda" lo banno a vita).

7. ... ha passato l'intero 1995 nelle moschee di Milano.
(No, non si stava convertendo. E no, non aveva e non ha fidanzati musulmani.)

8. ... più vita vive, più cose vede e impara, meno le riesce di prendere sul serio cose e persone -a partir da sé stessa.
(Il fatto che ormai parli di sé in terza persona come Giulio Cesare -e come Silvio- è un semplice segno di delirio, mica altro) ;)

9. ... dipendesse da lei, dormirebbe dodici ore al giorno.

10. ... è assolutamente, completamente, acriticamente e pregiudizialmente contraria a qualsiasi dieta, religione e/o credo politico che contempli o anche solo preveda l’abolizione del cioccolato.


E ora: garden party!
I signori uomini, come è noto, non amano molto parlare di sé: coinvolgiamoli dunque in modo massiccio e lasciamo che ricada quasi esclusivamente su di loro la nomèa di "vecchi barbagianni 1.0" (cit.) che non sanno stare al gioco ;)

Ecco i dieci fortunati prescelti:

1. Cat, perché quando erbaviola passa i meme a me io li passo a lui :)

2. Mauri, perché l'autunno gli fa male assai e anche lui ha bisogno di svagarsi un po' ;)

3. Silphion, perché spero che il mio erbalista di fiducia prima o poi ci racconti l'appassionante vicenda della polizia di Lumbini che lo scorso 20 settembre ha bloccato 27 quintali di Pterocarpus santalinus (!!)

4. Caprette tibetane, perché basta vacanze, è ora di bloggare.

5. Los/mogotes, perché finalmente si decida(no) a parlarci di Cuba.

6. Harlock, perché non ecceda troppo con quella "meditazione" ;)

7. Giam, perché ama giustappunto dipingersi come un "vecchio barbagianni 1.0" che mai e poi mai si potrebbe prestare a un abominevole gioco come questo ;)

8. Oryctes, perché di lui, al momento, sappiamo solo che è un "allattatore provvisorio di pipistrelli neonati, un fabbricatore di protesi temporanee per insetti stecco mutilati, il dirigente d'asilo per duecento raganelle neometamorfosate e scorpioni neonati", we want more!

9. Terre basse, perché salva le galline perdute in su la via. Vi par poco?

10. Terre alte, perché: "no Franz, no party!"


E no, no, no: non mi ringraziate! :)

giovedì 24 settembre 2009

A futura memoria








Una volta buttato il sasso nell'acqua i cerchi si allargano rapidamente, le domande suscitano altre domande. Un unico oggetto e tante visioni diverse: si chiama "circolazione delle idee". Ma è una faticaccia scovare e rincorrere gli interventi stimolanti -tali sono quelli che si son letti nei giorni scorsi in tema di "specie aliene invasive" (IAS), conservazione della biodiversità e rapporto Uomo/Natura- dis/persi negli anfratti della Rete.
A vantaggio dei posteri, raggruppo dunque qui un po' di link a mio avviso interessanti. Tu chiamale, se vuoi, deformazioni (professionali).
Elenco provvisorio, suscettibile di eventuali aggiunte ed aggiornamenti.

Questo il post (maggio 2009) che ha dato inizio alle danze:
Anche i marziani sono verdi
e, in realtà, in questo fondamentale post di Meristemi c'è già quasi tutto: definizione del problema, esempi, analisi, discussione.

Tupaia -autrice di un brillante e ben noto blog di zoologia- non è intervenuta in questo giro di opinioni ma un suo vecchio post titolato L'invasione degli alieni continua (agosto 2008) risulta utile per inquadrare in modo chiaro la questione IAS (prima parte dedicata agli esempi, seconda alla discussione).

I due post che ho dedicato al tema prendendo spunto dal libro "Clandestini" hanno generato parecchi interessanti commenti, che
iniziano qui
e continuano qui
(a proposito di salvaguardia della biodiversità attuale, nei commenti cfr. in particolare gli interventi di Andrea, da anni impegnato a "salvare" specie della sua zona)

Son spuntati anche vari altri post su blog amici e/o siti:

* Nicola interviene a 360° su Terranauta

* Renato su Selvatici illustra il concetto di Ecologia profonda

* Giam del gruppo di lettura di Vaiano (Prato) prende anch'egli le mosse da "Clandestini" e dedica un un post all'argomento

* Paolo su Attraverso giardini richiama le controverse tesi (peraltro in parte adottate anche da Nicola su Terranauta, see above) di David Theodoropoulus ("David la mette giù dura ed arriva a sostenere che le piante aliene invasive sono sintomi e non cause della modificazione degli ecosistemi. Insinua David: e se la bioinvasione fosse una via per lenire le ferite di un organismo globale?") [29/09]

* Mimma Pallavicini interviene sul suo blog [30/09].

* ancora da Nicola, vd. anche i commenti a questo post [30/09]


Letture:
- un amato/odiato Theodoropoulus segnalato da Nicola: Native Vs. Exotics, the Myth of the Menace [29/09]
- un articolo di Mark Davis su New Scientist del 25 settembre segnalato da Meristemi: Immigrant species aren't all bad [30/09]
> "Invasive species as ecological Threat" di Paul H. Gobster, linkata in questo post di Nicola [04/10].


Qui trovate gli elenchi de:
- i 100 organismi alieni più pericolosi del mondo (ISSG e IUCN)
- gli organismi alieni in Europa e in Italia (DAISIE).


Tornando ab ovo: vale infine senz'altro la pena di prendersi la briga di leggere anche questo brevissimo post dove, ben infrattate nei commenti, ci sono varie intriganti considerazioni di Silphion -aka Marco Valussi- a proposito del rapporto Uomo/Natura.

C'è parecchio da leggere, insomma :)


***
E infine, sia pure in ritardo di un paio di giorni: buon equinozio! Ora siamo ufficialmente nel Regno delle Tenebre ;)

(illustrazione: Wikipedia)

giovedì 17 settembre 2009

Gender issues nell'orto

Specie aliena non invasiva


Agosto, buen retiro, orto.
Sei piantine di pomodoro sei, le prime dopo forse mezzo secolo in quest'angolo di terra. Un passo irrilevante per l'autosussistenza, un balzo gigantesco per il buen retiro. In qual direzione questo balzo, questo è oggetto di ampio dibattito.

Lei si affanna brandendo le forbici e compiendo gesti apotropaici intorno alle sei piantine sei.
Lui osserva la scena con espressione pensierosa, le braccia strettamente conserte.

Lui: Come hai detto che si chiama questa operazione?
Lei: Sfemminellatura.
Lui: Mm. Definisci sfemminellatura.
Lei (ovvia): Togliere le femminelle.
Lui: Una femminella, ovvero..?
Lei (più petulante di Hermione Granger, citando gli amicidellorto): Chiamasi femminella il rametto che cresce lateralmente al tronco, appena sopra l'attaccatura delle foglie. Normalmente si elimina per concentrare i frutti sul tronco principale.
Lui: Quindi insomma una femminella è un qualcosa che...
Lei: ... mina il vigore, tende a ridurre la produzione, è un elemento decorativo ma inutile a fini pratici e, non ultimo, fa pure perdere tempo. Ehi, che cos'è quel sorr...
Lui: ...
Lei: ...
Lui: ...
Lei: E fanculizzarsi, ogni tanto?
Lui: L'hai detto tu!
Lei: E tu l'hai pensato!

Segue rissa.

Che poi a rigore non si chiama nemmeno sfemminellatura, ma: scacchiatura. Appunto.


Chissà se gli ultimi pomodori ancora verdi sulle piantine gliela faranno?

lunedì 7 settembre 2009

Ora e sempre clandestini

Marco Di Domenico -autore di Clandestini : animali e piante senza permesso di soggiorno e persona davvero simpatica e gradevole- ha risposto ad alcuni commenti al post precedente. Riposto qui il suo intervento -limitandomi ad attivare i link- perché laggiù in coda rischia di passare inosservato, e sarebbe un autentico peccato.
Di aliens e clandestini, è certo, qui torneremo a parlare: perché è tema dai mille risvolti e dalle mille ricadute ed in questi tempi oscuri e impauriti si avverte un gran bisogno, mi pare, di scambiare e chiarirsi un po' le idee. Siam personcine sociali e socievoli qui, nonché "individui vitali che si scambiano luoghi e informazioni", non sia mai che qualcuno rimanga ad arrovellarsi in solitudine nel chiuso della propria stanzetta ;)

Grazie mille a Marco, buon lunedì e un abbraccio a tutte/i.


Divieto di Ailanto? Ah-ah!
(Milano, via Chiese)



Marco Di Domenico
6-set-2009 22.31.00
wrote:

cari lettori tutti,
tra uno scatolone e un altro, l'iscrizione al medico di base, il cambio delle utenze e quello del conto corrente, riesco a leggere la posta e vedo con piacere che i clandestini continuano a suscitare curiosità. pleonastico dire che gongolo di piacere e che l'idea di parlarne a voce insieme da qualche parte in toscana mi sembra sempre più bella. rispondo in ordine sparso a qualche questione che ho letto qua e là.

1. I conigli baby di ERBAVIOLA dovrebbero essere in realtà minilepri o silvilaghi (Sylvilagus floridanus) di origine nordamericana (tanto per cambiare), introdotti in Italia a scopo venatorio già dagli anni sessanta e acclimatati in tutta l'Italia settentrionale. insomma non bastavano agli amici cacciatori le lepri europee e i conigli, tutti introdotti.

2. La impatiens di CAT è diffusa qua e là anche nel Lazio e in Umbria, sempre in luoghi umidi. si: bella è bella...

3. per MANU: l'ottimo miele di acacia (cioè di robinia) è si ottimo, ma spesso pieno di robaccia, perché le robinie crescono sovente lungo strade e ferrovie, dove polveri e metalli abbondano. vai a dire alle api di bottinare solo su robinie pulite.

4. e sono quasi d'accordo con NICOLA. la dispersione dei viventi è insita nella vita stessa, e l'uomo ha solo accelerato il processo. il problema è che l'ha accelerato troppo! e non lo controlla più. l'ailanto non sarebbe arrivato da solo dalla cina, e del resto nemmeno il pomodoro, che dio ce lo conservi. solo che il pomodoro non dà origine a popolazioni selvatiche vitali, anche se è vero che singoli semi germinano qua e là. ma poi la cosa finisce lì. il pomodoro è una coltura controllabile, neutra. l'ailanto no. e non se ne sentiva sinceramente la mancanza. e non è una questione di utilitarismo. forse se i pomodori fossero infestanti li considereremmo diversamente e li faremmo secchi col diserbante, chissà.

5. a PAOLO TASINI dico che ha ragione. la vita E' rimescolamento, a tutti i livelli: molecolare, cellulare, tissutale, sistemico, individuale e popolazionale. e pure interspecifico. non ci sarebbe vita se l'ipofisi non dialogasse con l'occhio e questo con il piede, nemmeno se gli individui non si scambiassero luoghi e informazioni, dai batteri all'uomo, passando per i funghi e le piante, lo fanno tutti. e meno male. ma - ripeto - il ritmo è ormai eccessivo, e questo solo per azione umana, e solo o quasi negli ultimi 500 anni.

namaste a tutti, e se volete a presto. il 12 e il 13 sarò a mantova per il festivaletteratura a presentare il libro. ho un paio di incontri e comunque trovate tutto sul sito del festival. se qualcuno ci capita...

marco.

martedì 18 agosto 2009

Clandestini / Marco Di Domenico

Bello, stimolante ed intrigante sin dal titolo questo libretto divulgativo di Marco Di Domenico dedicato ad alcune specie aliene invasive, molte delle quali presenti nell'ormai famigerato elenco delle 100 specie aliene più pericolose del mondo.

Cosa siano le "specie aliene invasive" l'ha sinteticamente e benissimo spiegato Meristemi, in un suo ormai celebre post di qualche mese fa:
[...] animali, piante e microrganismi che per effetto del trasporto da un habitat all’altro trovano per varie ragioni ampie nicchie fertili in cui prosperare e moltiplicarsi a dismisura, in genere a causa dell’assenza di competitori diretti. La limitata concorrenza può avere effetti drammatici sulle altre specie presenti nell’ecosistema in cui arrivano gli “alieni”, in quanto la competizione per le risorse può divenire altamente squilibrata o possono essere assenti forme di resistenza o di autoregolazione.
Molti organismi arrivano nel nuovo habitat grazie a passaggi creativamente scroccati alle acque di zavorra delle navi o ai carrelli degli aerei, o altro, molti altri grazie a consapevole introduzione da parte dell'uomo. E' stato consapevolmente introdotto in Australia negli anni '30, ad esempio, il rospo della canna (Bufo marinus), in qualità di predatore di due insetti infestanti la canna da zucchero. Lotta biologica: e tutto sarebbe andato benone se il buffo Bufo avesse agito come da copione e si fosse limitato a mangiare gli insetti. E invece no: quegli stupidi rospi iniziarono...
... a mangiare tutto il resto.
I girini divoravano girini di anfibi nativi, gli adulti inghiottivano piccoli animali domestici, coleotteri, api, formiche, termiti, grilli e ogni altro insetto, chiocciole e molluschi marini, rane e rospi, giovani serpenti e piccoli mammiferi selvatici. [...] E non si limitavano a mangiare: con la bufotossina avvelenavano cani e gatti domestici, uccidevano qualunque animale la cui dieta includesse gli anfibi, le loro uova e i loro girini, competevano con gli animali insettivori e i piccoli predatori [....] Coccodrilli, serpenti, dingo e quoll vengono tuttora decimati dal veleno. E poi aironi, nibbi, chiurli, corvi e ratti, persino grossi ragni [...].
Si studiano strategie genetiche dirette a interferire con la riproduzione e guerre a colpi di virus mortali.
Nelle città intanto si costruiscono barriere anti-rospo.

Come diceva maestro Fukuoka?
Ah, sì:
più sono elaborate le soluzioni
più complicati diventano i problemi

Forse in questo momento siete sulla riviera romagnola e vi state sbafando un piatto di spaghetti alle "vongole veraci"... filippine. Oppure siete in ammollo a Pantelleria, avete appena avvistato un colorato pesce "lessepsiano" del Mar Rosso e nemmeno vi vien in mente di chiedervi che cosa ci faccia lui lì, neppure un pensierino di ringraziamento per Monsieur de Lesseps (Canale di Suez, 1869), ingrati!
Siete invece in montagna ad imprecare contro il dissesto idrogeologico del Belpaese? Prima di esagerare con gli accidenti ricordate che anche le nostre mamme-nonne potrebbero essere enumerate tra le concause indirette. Eh sì: pensate a quelle belle pelliccette di castorino (Myocastor coypus, nutria) in voga negli anni '50 tra le signore vorrei-ma-non-posso, pensate alla moda che cambia e alla nuova coscienza animalista che avanza. Fatto? Pensate ora agli allevamenti dismessi, agli animali rimessi in libertà, all'abitudine tutta nutriesca di ridurre gli argini dei fiumi a gruyère.

Myocastor coypus
(foto di terrebasse)


E così via leggendo. Sono quarantacinque le specie prese in esame nel libro -i due terzi sono animali, ma d'altro canto l'autore è un dottore di ricerca in biologia animale ed occorre perdonargli questa sua debolezza- e molto, molto istruttive, mirabolanti e stupefacenti sono le storie di disastri (causa-effetto, piccolo sassetto che inizia la valanga, effetto domino e quant'altro) che il Di Domenico perversamente ci snocciola.

E i vegetali?
Forse un po' meno eclatanti e affascinanti i disastri verdi, forse meno entusiasta il Di Domenico nel raccontarceli, chissà. Ma ecco comunque numerose piante introdotte per i più svariati motivi in Italia e poi sfuggite alla coltivazione, piante che "hanno scelto la libertà" -e che libertà: maclura (Maclura pomifera), topinambur (Helianthus tuberosus), fitolacca (Phytolacca americana), Acer negundo (pianta che al nostro Autore sta particolarmente sulle scatole, vai a sapere perché), gelso da carta (Broussonetia papyrifera), robinia (Robinia pseudacacia), ailanto (Ailanthus altissima).
Ma anche agave (Agave americana) e fico d'India (Opuntia ficus indica): mica credevate fossero siciliani doc, vero? Il fico è "d'India" proprio come erano "indiani" gli individui avvistati da Cristoforo Colombo nelle "Indie", ovvero: americano.

Libretto avvicente come un thriller dove storia, geografia, ecologia, economia e biologia si mescolano in continuazione, per il piacere e l'orrore del lettore.
Difetti:
- alcune specie sono solo appena appena accennate, we want more!
- un ulteriore approfondimento della storia sociale non sarebbe stato affatto sgradito, we want more!
- finisce troppo in fretta, dura troppo poco, we want more, more, more!


Disclaimer grande come una casa, suggerito dal fatto che viviamo in tempi di sbarchi a Lampedusa e allarme sicurezza e, per reazione, tempi di riscoperta delle "nostre radici cristiane" miste ad ampolle di acqua del Po, ronde verdi, dialetto nelle scuole e millemila altre mirabolanti "invenzioni della tradizione": la qui presente equipaje diffida in anticipo da troppo facili (e rozzi, faciloni, indebiti, inadeguati, fuori luogo, quanto mai qui sgraditi e via minacciando) equazioni e parallelismi tra gli avvenimenti biologici e quelli sociali.

E tuttavia, tuttavia: questo libretto fa il paio con il già citato post del mai troppo citato Meristemi, e post e libretto forniscono numerosi, interessantissimi input. Batterie di domande incalzano: non son forse ricorrenti e naturali i disastri? Non è forse l'uomo una specie come un'altra? Forse che i marziani non sono verdi?

S'i' fossi un gruppo di lettura toscano sensibile a queste tematiche, guarda, su un libretto del genere ci organizzerei addirittura su una seratina ;-)
Buona lettura.

Marco Di Domenico
Clandestini : animali e piante senza permesso di soggiorno
Torino : Bollati Boringhieri, 2008
204 p. : ill. [a cura di Marco Di Domenico]; 19 cm.
isbn: 9788833919454
€ 16,00.

martedì 11 agosto 2009

Piovono stelle



Domani sera verso le 22.00, ricordate: attenti a ciò che chiedete agli Dei, potreste persino essere accontentati..!
(Uno sciame di Perseidi sul buen retiro, ecco: per quest'anno solo questo, mi manca.)

Per tenere un basso profilo potrei chiedere di tornare a vedere i blog su wordpress e splinder -che non leggo più nemmeno in filigrana- ma forse è una richiesta eccessiva. Chiederò dunque di riuscire a scrivere almeno un post prima che termini l'agosto: qualcosa di leggerino ed impalpabile, ovvio, ché qui a cose pese ormai siamo al sold out. Solo post fotografici e fatui almeno sino all'ottobre inoltrato, ok. E che a settembre si riesca a salvare capra e cavoli, dài, ies-ui-can. Non fosse per quel fastidioso dettaglio di dover anche dormire ogni tanto, uff.)

A quanti desideri abbiamo diritto quest'anno noi quaggiù, cari Dei?
Non vorrei apparire scortese o impaziente, ma qui la wishlist è
l
u
n
g
h
e
t
t
a,
lunghetta, lun-ghet-ta, lun-ghet-ta!


[Vignetta: Mordillo, chi altri?]

mercoledì 1 luglio 2009

I cittadini fanno ooooohhh!

E pure equipaje, una mattina di fine maggio-inizio giugno, guidando assonnata dentro il Parco Nord, quando avvista una larga striscia blu su un lato del campo coltivato a colza, lunga a perdita d'occhio, convintamente fa: oo-oo-ohhhhh! E' quasi un Monet. Frena, parcheggia, acchiappa la macchina foto, fotografa: da quanti anni non vedeva i fiordalisi? Tanti, davvero tanti.

Milano, Parco Nord

Pensierini in rapida successione:
- sono bellissimi!
- deve trattarsi di un'operazione di guerrilla gardening
- [ripensandoci] se esistono garden guerrilleri in grado di far questo, allora stiamo per conquistare il Palazzo d'Inverno (no: non stiamo)
- e quante farfalle! :)
- e: ma non sono un po' troppi?
- non sono anche un po' troppo cicciotti? molto più esili, me li ricordavo.
Incontentabile, sono.

Centaurea cyanus

Praticamente scomparsi da oltre una ventina d'anni causa diserbanti -e qui ci starebbe a pennello un parallelo social-melanconico tra la scomparsa del fiordaliso e quella delle lucciole di Pasolini, ma graziosamente sorvolo- la Centaurea sta tornando in grande spolvero, per lo meno a Milano.

Merito e responsabilità sono di Provincia di Milano e Regione Lombardia, che hanno sponsorizzato un progetto -prima al Boscoincittà (2005/6), poi al Parco Agricolo Sud Milano (2007/8) e ora, ipotizzo, anche al Parco Nord- pittorescamente denominato Fioriture campestri nelle aree coltivate a cereale.

Vanessa Cynthia cardui
(la "Vanessa del cardo")

Senso e scopo del progetto risiedono nella convinzione -o speranza, o pia illusione, non so- che
incrementare l’interesse delle persone al paesaggio agricolo [sia] un’importante occasione per l’agricoltura stessa, che nei legami affettivi con i frequentatori può trovare un’occasione di radicamento e sviluppo [*]

Mmm, mm.
Trent'anni fa s'è diserbato forsennatamente per togliere le infestanti e ora le infestanti vengono reinserite quasi per decreto: non è forse vero che siamo un po' picchiatelli, noi umani? E saranno veramente i legami affettivi tra frequentatori e paesaggi agricoli dei Parchi a fornire una nuova chance all'agricoltura periurbana? Sarà veramente la contemplazione di questi bei quadri a far scattare il giusto relè? Sarà un relè solo nostalgico del bel tempo andato oppure intelligentemente critico verso presente e futuro? Io non lo so.
Non ho ancora ben deciso quanto, come e se questo approccio mi convince.

Centaurea cyanus

Il progetto, a quanto vedo e leggo, sta incontrando alcuni problemi.
Uno di questi riguarda la valutazione di come
incrementare la presenza delle fioriture spontanee senza danneggiare l’aspetto produttivo dei campi coltivati [*].
Ma va'?

Un altro è relativo alla troppo entusiastica
partecipazione dei cittadini, che da semplici spettatori si sono ben presto trasformati in attori protagonisti di lunghe passeggiate nei campi per raccogliere i fiori o semplicemente per scattare fotografie… ma il calpestio provoca un serio danno estetico, oltre che produttivo [*]

(Anche la cittadina equipaje per fotografare i fiordalisi ha calpesticchiato un po': con cautela e cercando di contenere i danni, ma lo ha fatto -la cosiddetta gggente non vive su Alpha Centauri, è anche lei)

Quante Vanesse ci sono qui dentro?

E, venendo a voi gggente: qualcuno per caso desidera qualche seme di fiordaliso per risvegliare i sopiti legami affettivi dei vicini di casa con il paesaggio agricolo circostante? O anche solo in modicissima quantità, per uso, diciamo così, strettamente personale? Volendo, potete scrivere/telefonare qui:

Centro Forestazione Urbana - cascina San Romano
via Novara 340, Milano
tel. 02 4522401 (9-12.30 e 14-18)

oppure, potete fare atto di fede estrema e aspettare che io ripassi per il Parco Nord... il prossimo giovedì o venerdì, ad esempio. Non garantisco proprio un bel nulla: ma voi, eventualmente, fate sapere. Andrea, tu no! ;)

martedì 23 giugno 2009

E' estate

- ... e poi ci sarebbe da organizzare lo sgombero della sede di via D., selezionare i materiali di ricerca più interessanti, provvedere ad acquisirli e organizzare il trasporto, il tutto entro, diciamo...
- ...un paio di mesi, ce la facciamo, sì. Entro l'estate, dài.
- ...
- ..?
- ... entro il prossimo martedì?

§§§

... e poi ci sarebbe da tornare dal Ragioniere per riportargli gli estratti conto della banca, andare urgentemente in farmacia, all'edicola a pagare i giornali, fare la spesa ma mi raccomando i biscottini non quelli dell'altra volta che mica vorrai farci stare male e -ah- se passi dalla posta qui ci sono anche alcune bollette, bisogna chiedere il come mai di questo importo che in montagna non ci va più nessuno da mesi, poi si è fulminata la lampadina, mancano i fiammiferi, non scende più l'acqua dal rubinetto in bagno, il tavolino ha una gamba che traballa... [continua, ad libitum]

§§§

... e poi mi raccomando il farmaco L. a dosi alterne nei giorni dispari, il controllo della pressione quotidiano e il bilancio idrico, senti ma le iniezioni tu le sai fare? No? Beh, ora di imparare. Queste sono le ricette per i farmaci X Y e Z e questo è il cellulare del cardiologo per le emergenze e insomma noi partiamo, se succede qualcosa chiamaci, siamo solo a 650 km, ciao, ciao.

§§§

- E poi ti volevo chiedere: visto che tanto per via di tuo padre quest'anno tu resti a casa, ti spiace se ti porto la gatta per un paio...
- ... di giorni?
- ... di mesi, oh non te l'ho detto che quest'anno facciamo le vacanze lunghe?

[Aspetta aspetta che questa la traduco in miglior italiano: "visto che quest'anno sei già sommersa dal letame, ti spiace se ci aggiungo un paio di palate anch'io?"]

§§§

- ... ah, e poi, forse ho scordato di dirti che domenica da Taiwan arriva XXX, un amico di couchsurfing.
- Mi fa piacere.
- ...
- Ma..?
- Ma io domenica sarei al mare così ti volevo chiedere se puoi andare ad accoglierlo tu e dargli le chiavi di casa.
- Epoi?! unascopainculocosìtiramazzolastanza?!
- Mamma!!
- Uff. Era una dotta citazione.

§§§

Grazie! :))))****
Grazie grazie mille millissime per avermi spiegato come fare con questo Flickr che si sta rivelando un giochino davvero bellissimo e, a proposito, quando torni a casa hai mica un paio di minuti per dare un'occhiata alle duecentocinquanta foto dell'ultima gita in bici, meravigliosa!! E poi mi spiegheresti -per favore- come fare per organizzare i set..? E poi...

§§§

Querida equipaje:
Mi sobrina, la hija de mi hermana Pepí esta por Europa y quiere ir a visitarte unos días. Entre otras cosas ella es mi ahijada, sabe algo de tí y quiere conocerte [...] creo que va a estar un mes más... a mi me encantaría que te conozca, le voy a dar tu número de telefono para que pueda comunicarse contigo...

§§§

Oggi equipaje -come ieri e ieri l'altro e così da tre mesi a questa parte- si è alzata all'alba e solo verso mezzanotte riesce a riguadagnare strisciando il portoncino di casa sua. Mentre infila la chiave nella toppa già rassegnata alla visione delle imprescindibili 250 foto ciclistiche, nell'ombra fitta fitta alle sue spalle un tizio peloso con folti baffi bianchi, passo felpato ed espressione trucida si appresta all'assalto.
Mmmeowwwww!!
L'assalto notturno al polpaccio è sempre accompagnato da grida belluine.

...

Poi dice: equipaje, ma che fai? Non posti più?
[Mmmeowwwww]