martedì 23 giugno 2009

E' estate

- ... e poi ci sarebbe da organizzare lo sgombero della sede di via D., selezionare i materiali di ricerca più interessanti, provvedere ad acquisirli e organizzare il trasporto, il tutto entro, diciamo...
- ...un paio di mesi, ce la facciamo, sì. Entro l'estate, dài.
- ...
- ..?
- ... entro il prossimo martedì?

§§§

... e poi ci sarebbe da tornare dal Ragioniere per riportargli gli estratti conto della banca, andare urgentemente in farmacia, all'edicola a pagare i giornali, fare la spesa ma mi raccomando i biscottini non quelli dell'altra volta che mica vorrai farci stare male e -ah- se passi dalla posta qui ci sono anche alcune bollette, bisogna chiedere il come mai di questo importo che in montagna non ci va più nessuno da mesi, poi si è fulminata la lampadina, mancano i fiammiferi, non scende più l'acqua dal rubinetto in bagno, il tavolino ha una gamba che traballa... [continua, ad libitum]

§§§

... e poi mi raccomando il farmaco L. a dosi alterne nei giorni dispari, il controllo della pressione quotidiano e il bilancio idrico, senti ma le iniezioni tu le sai fare? No? Beh, ora di imparare. Queste sono le ricette per i farmaci X Y e Z e questo è il cellulare del cardiologo per le emergenze e insomma noi partiamo, se succede qualcosa chiamaci, siamo solo a 650 km, ciao, ciao.

§§§

- E poi ti volevo chiedere: visto che tanto per via di tuo padre quest'anno tu resti a casa, ti spiace se ti porto la gatta per un paio...
- ... di giorni?
- ... di mesi, oh non te l'ho detto che quest'anno facciamo le vacanze lunghe?

[Aspetta aspetta che questa la traduco in miglior italiano: "visto che quest'anno sei già sommersa dal letame, ti spiace se ci aggiungo un paio di palate anch'io?"]

§§§

- ... ah, e poi, forse ho scordato di dirti che domenica da Taiwan arriva XXX, un amico di couchsurfing.
- Mi fa piacere.
- ...
- Ma..?
- Ma io domenica sarei al mare così ti volevo chiedere se puoi andare ad accoglierlo tu e dargli le chiavi di casa.
- Epoi?! unascopainculocosìtiramazzolastanza?!
- Mamma!!
- Uff. Era una dotta citazione.

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Grazie! :))))****
Grazie grazie mille millissime per avermi spiegato come fare con questo Flickr che si sta rivelando un giochino davvero bellissimo e, a proposito, quando torni a casa hai mica un paio di minuti per dare un'occhiata alle duecentocinquanta foto dell'ultima gita in bici, meravigliosa!! E poi mi spiegheresti -per favore- come fare per organizzare i set..? E poi...

§§§

Querida equipaje:
Mi sobrina, la hija de mi hermana Pepí esta por Europa y quiere ir a visitarte unos días. Entre otras cosas ella es mi ahijada, sabe algo de tí y quiere conocerte [...] creo que va a estar un mes más... a mi me encantaría que te conozca, le voy a dar tu número de telefono para que pueda comunicarse contigo...

§§§

Oggi equipaje -come ieri e ieri l'altro e così da tre mesi a questa parte- si è alzata all'alba e solo verso mezzanotte riesce a riguadagnare strisciando il portoncino di casa sua. Mentre infila la chiave nella toppa già rassegnata alla visione delle imprescindibili 250 foto ciclistiche, nell'ombra fitta fitta alle sue spalle un tizio peloso con folti baffi bianchi, passo felpato ed espressione trucida si appresta all'assalto.
Mmmeowwwww!!
L'assalto notturno al polpaccio è sempre accompagnato da grida belluine.

...

Poi dice: equipaje, ma che fai? Non posti più?
[Mmmeowwwww]

lunedì 20 aprile 2009

Con il naso nel prato

Se togliamo il disastro abruzzese e le ultime mie tre settimane versione Florence Nightingale (intense, in famiglia), niente altro può ora impedirmi di dichiarare finalmente urbi et orbi la mia soddisfazione per questa primavera che è, semplicemente: bellissima.
Là fuori giornate di pioggia si alternano a giornate calde ed il mondo vegetale ringrazia: basta guardarsi intorno per vederlo dissetarsi, respirare e dare segnali di evidente felicità :)

A proposito: è solo una mia impressione o quest'anno c'è effettivamente sovrabbondanza di tarassachi? Li sto vedendo ovunque, anche fra i binari del tram. (Deve trattarsi di una linea soppressa: perché non dovrebbero crescere lì in mezzo, giusto?)

Milano, via Luigi Emanueli

O forse ci son sempre stati ma io non ci ho mai badato?

Ci penso spesso: ma quanto e quanto a lungo sono stata selettivamente cieca davanti alle piante, alle foglie, alle erbe? Ancora non termina di meravigliarmi l'imponenza di tutto il mio precedente guardare senza nulla vedere.
E inoltre: ma quanto sono stata, quanto sono, ignorante? Quando ho cominciato a guardarmi intorno ho subito dovuto ammettere di non riuscire a dare un nome a più di qualche decina di specie; e anche se oggi va un po' meglio, l'ignoranza resta comunque abissale: la vita, inizio a temere, non mi basterà per esplorare a fondo e con vera competenza nemmeno un piano di questa immensa Biblioteca a cielo aperto.

La saggezza popolare sostiene che i nomi dei fiori s'imparino con la mezza età, e c'è del vero: in gioventù, in effetti, si è molto più interessati alla -chiamiamola così- fauna che alla flora. E a proposito di magica mezza età, chiosa la saggia equipaje: occorre sbrigarsi, sbrigarsi! Approfittare di questo "periodo finestra" ed imparare il più possibile prima che la demenza senile sopraggiunga ratta e lesta a risprofondarci nell'inconsapevolezza e nell'oblio ;)

Datemi un umile prato urbano di periferia, datemi il più banale dei pratini d'aprile -quello qui sotto, ad esempio- ed io scoprirò che c'è sempre ancora -e ancora, e ancora- qualcosa di nuovo da imparare.

Prato d'aprile

Taraxacum officinale

Il giallo dei tarassachi

Veronica (persica?)

l'azzurro delle veroniche

il rosa delle... dei... mmm, cosa caspita sono queste comunissime piantine frequentate da api, con foglie verdi che salendo virano al porpora sino al ton sur ton con i fiorellini rosa scuro? Le avrò viste un miliardo di volte ma solo ora che siamo naso a naso mi rendo conto di quanto siano carine

Lamium purpureum


La foglia è quasi identica a quella dell'ortica ma non urticante, il fiore è invece simile a quelli di basilico, rosmarino, origano etc., ovvero: labiato. Isolati questi elementi, l'identificazione risulta abbastanza semplice: Lamium purpureum.

Conosciamoci meglio, Lamium! Cosa narra il Sacro Testo delle Erbe Spontanee [*] di te?

Questa specie, da sempre considerata nell'immaginario popolare come il "parente buono" dell'ortica [...] è stata spesso utilizzata proprio per alleviare infiammazioni cutanee [...] non è difficile riscontrare in questo uso una proiezione della polarità contraria a quella dell'ortica [...]

... ed inoltre: si mangia! :)

Le parti verdi della pianta rientrano talvolta nelle miscele vegetali e nelle zuppe tradizionali (Pistic friulano e Minestrella di Gallicano in Garfagnana), mentre i fiori hanno da sempre rappresentato nelle comunità rurali lo snack preferito dei bambini: essi venivano succhiati ed erano ambitissimi perché assai dolci. Dal mondo della ristorazione più attento al recupero delle tradizioni una proposta originale: i fiori del lamio passati nella pastella e poi fritti.

Yum!
Lamium purpureum


Lamium purpureum

Davvero molto particolare il labbro superiore del fiore, arcuato a mo' di premurosa pensilina a proteggere i quattro stami che, così coperti, possono essere avvistati solo guardando la piantina... da sotto!
Nella foto che segue, gli stami sono quei quattro curiosi trattini neri che si stagliano come formichine sul rosa in secondo piano.

Sapendo che il Lamium è una piantina alta sette-otto centimentri, si domanda: come diamine avrà fatto equipaje a fare quest'ultima foto? ;)

Ma quanta microbellezza mi sono persa, esattamente, sino ad oggi? E dove si trova, esattamente, l'Ufficio Arretrati?

(Tutte le foto del Lamium mostrano molto meglio i dettagli se cliccate).

[*] Atlante dei prodotti tipici : le erbe / INSOR, Istituto nazionale di Sociologia rurale ; a cura di Graziella Picchi, Andrea Pieroni ; introduzione di Corrado Barberis. Roma : RAI-ERI : AGRA, 2005

giovedì 26 marzo 2009

First Orto



"... your most symbolically resonant step in building a new American food culture. And that is this: tear out five prime south-facing acres of the White House lawn and plant in their place an organic fruit and vegetable garden."



["... il passo simbolicamente più significativo nella costruzione di una nuova cultura alimentare statunitense. Che è questo: convertire cinque ottimi acri di prato della Casa Bianca esposti a sud in un orto a frutta e verdura."]

Ve lo ricordate questo appello?
Si trova all'interno della lunga ed appassionata lettera aperta -"Farmer in chief"- che Michael Pollan indirizzò al futuro Presidente degli Stati Uniti nell'ottobre 2008 (e che fu a suo tempo segnalata da Meristemi).

Quel pezzo di Rete statunitense che ha fatto campagna per "un orto alla Casa Bianca" in questi giorni è in festa, perché Michelle Obama ha dato il primo -e presumibilmente anche ultimo, ma non importa- colpo di vanga. Si tratta di uno spazio poco più che simbolico -non certo i cinque acri di cui parlava Pollan- ma l'orto alla Casa Bianca si farà.

Diciamolo pure: la stilosa Michelle, costretta da superiore ragion di Stato a coniugare il rastrello con gli stivaletti Jimmy Choo, non appare qui del tutto a suo agio. E tuttavia questa è una foto che ha qualche chance di finire sui libri siti di storia. Un gesto denso di messaggi rivolti non esclusivamente agli statunitensi. Propaganda? Ovvio che è propaganda. Ma non per questo banale, o irrilevante.

Al di là delle note di educazione ambientale rivolte alle giovanissime generazioni, che cosa ci sta dicendo Michelle, con quella vanga in mano? Forse non tutto quello che ci piacerebbe sentire, ma comunque: un sacco di cose.

Che il cibo deve essere sano, anzitutto. Un'affermazione niente affatto scontata in un paese dove la cultura alimentare dominante è quella del cibo veloce, economico e "facile", e dove le patologie da obesità incidono in modo allarmante sulla spesa sanitaria. E l'invito a mutare abitudini alimentari ha implicazioni che conducono assai lontano.
Che il cibo deve essere locale e (implicitamente) che riducendo la catena alimentare si riduce il consumo energetico.
Che questa localissima produzione potrà essere assai varia -nel First Orto ci saranno 56 tipi di colture- ed ottenuta senza pesticidi.
E che nelle immediate vicinanze ci saranno anche le api -e pazienza se le bambine avranno un po' di paura. Api che stanno morendo un po' ovunque, ricordate? Forse Michelle, oltre a Pollan, tra i suoi numi ispiratori ormai annovera anche l'orto di carta ;)

Forse ci piacerebbe sentire anche altro. Però, già così: pare poco?

Ci dice, infine, e questo non è certo l'ultimo dei messaggi, che la situazione generale è davvero assai grave. Perché l'ultima prima di lei a violare i prati della Casa Bianca con i Victory Gardens fu Eleanor Roosevelt, nel 1943: e allora c'era la Seconda Guerra Mondiale.

Naturalmente qui più di tanto non ci si fida, e questa è certamente propaganda. La propaganda di questo genere, però: che ben venga. Less oil, more sunlight :)

lunedì 23 marzo 2009

Gemme / 2

Fa ancora un po' freddino, dunque oggi ecco a voi una gemma con pelliccia... e successivo repentino strip-tease

Gemma di Magnolia

Anche in molte specie di Magnolia i fiori compaiono prima delle foglie

Gemma di Magnolia stellata
con colbacco


Fare foto a una Magnolia stellata è sempre un'ottima scusa per infilarci il naso ed annusarla: profuma in modo delicato e fresco, secondo alcuni di... "melone e giglio"

Gemma a fiore e abbozzi di foglie


Fiorisce da un giorno all'altro, a marzo, con grandi nuvole bianche o -meno frequentemente- bianche/rosa


Alberi di Magnolia stellata
Milano, Collina dei ciliegi



La fioritura è delle più effimere e dura meno di una settimana... mentre leggete, i petali stanno cadendo ^-^


I fiori sono "a stella", con petali numerosi (da 12 a 18)

Tra le stelle


Di Magnolia stellata ha parlato anche Cat, tempo fa, qui.

Buon inizio di primavera a tutte e tutti :)



mercoledì 18 marzo 2009

Lavori fatti col cubo

Sono i giorni della Forsythia, vera pianta "da fondale" primaverile. Le sue esplosioni di giallo brillante sul seccume invernale sono le prime a richiamare l'attenzione. Goodbye grey, hello yellow!

Forsythia

La Forsythia -che resiste benissimo agli inverni del Nord e ai parassiti ed è di scarse-nulle pretese colturali- a queste latitudini si coltiva anche nei giardini e nei viali ma è soprattutto largamente utilizzata nel tentativo di ingentilire nonluoghi di transito quali: rotatorie, rampe autostradali, piazzole di sosta, distributori.


Gemme a fiore

I fiori compaiono prima delle foglie, e spuntano sui rami dell'anno precedente.
E dunque, se proprio si deve potare, occorre farlo subito dopo la fioritura, in aprile. E' semplice.

Fioritura di marzo



Semplice, ma.
Spesso e volentieri la Forsythia viene invece potata in pieno inverno, subito prima della sua fioritura: con conseguenti ovvie fioriturine stitiche, tarpate, deturpate e del tutto prive di senso.
Osservate la fioritura di questa siepe di Forsythia potata di recente


... e comparate con il bel cespuglione non potato della prima foto (che cresce a poche decine di metri di distanza).

Già così è abbastanza deprimente.
Non bastasse, buona parte delle F. sottoposte a tort manutenzione viene pure sagomata a forma di siepe, di parallelepipedo, di cubo.
No, dico: a-for-ma-di-CU-BO.
Una pianta che proprio nei suoi rami lunghi, flessuosi e cavi ha la sua scapigliata e vigorosa bellezza. A forma di cubo.


Dadolata di Forshytia

Non è certo la Forsythia l'unica, o la più illustre vittima delle potature dissennate e/o esteticamente deliranti: capitozzature, sgamollature, piante sfregiate se ne vedono ovunque. Quasi sempre viene però accampato un pretes addotto almeno un motivo: rinvigorire, ripulire, regolare, indirizzare, mettere in sicurezza, tacitare i vicini.
Ma non c'è alcun motivo funzionale per potare con questi tempi ed in questo modo una Forsythia.


Nonluoghi, nonsensi

La Forsythia non è un arredo urbano utile come la colonnina SOS, è lì solo perché è bella: se la poti a-for-ma-di-cu-bo, le fai perdere la sua ragion d'essere lì.
Si potrebbe, piuttosto, non potarla.
Oppure, evitare di piantarla.
Metterci dei blocchi di tufo, nelle rotatorie.

La mattina transito abitualmente per una bella rotatoria, che ha nel mezzo uno splendido pilone sormontato da graziose antenne per telefoni cellulari e in terra, a mo' di corona circolare spezzettata, quattro smozzichi di muretto. In questi primi giorni di ormaiprimavera i quattro smozzichi si stan tutti chiazzando di patetico giallo: che' non sono muretti, no, ma pretese di siepi di Forsythia.

Poi dice che una arriva al lavoro già un po' costernata.

lunedì 16 marzo 2009

Gemme / 1

Il clima si è addolcito e la vostra affezionatissima ha preso ad aggirarsi con aria estatica e macchinetta fotografica a tracolla: un'imitazione quasi perfetta di Marcovaldo e Twoflower, ancorché in gonnella.

Ci sono germogli ovunque!
E ovunque equipaje s'incanta, e fotografa.
Perché mai la gente la guarda così stranamente? :)

Cominciamo dal giardino (come disse anche Cornelia, la madre dei Gracchi: queste sono le mie gemme! ;)

Dove prima c'era solo uno steccolino rinseccolito...

Rubus idaeus

... ora c'è una virtuale marmellata di lamponi :)



La Photinia le foglie non le ha mai perse (è sempreverde) però ora ha i meristemi che lavorano a pieno ritmo a produrre germogli rossicci...

Photinia

... germogli ridondanti come il copricapo di una scuola di samba brasiliana!

Photinia con coccinella

La vedete la coccinella? :)


Germogli rossi rossi anche per le rose:

Rosa sevillana

Le pallette rosse che si intravedono sullo sfondo sono i cinorrodi ancora presenti sulla pianta.

E lo vedete il ragnetto? No? :)
Vado ad ingradire (aracnofobi avvisati)


Rosa sevillana con ragnetto

ancora più grande


Ragnetto con Rosa sevillana


E ora: verifica a sorpresa!
Per vedere se siete stati attenti o vi siete fatti sviare dai dettagli irrilevanti.

Mettete sotto il banco quel Google, riguardate le foto per quindici-venti secondi e vediamo un po': qual è l'elemento che accomuna queste tre piante?

(Dài dài, che è facilissimo :)

(le foto si vedono meglio se ingrandite cliccandoci sopra)

mercoledì 4 marzo 2009

Habemus Crocum!


















Crocus vernalis

Il primissimo!
L'ho avvistato ieri mattina: solo quattro minuscoli centimetri, ma color giallo energia.
E' arrivato con quasi tre settimane di ritardo rispetto al suo predecessore del 2008.

E sì, alla fine la pigrizia ha trionfato: ho deciso di lasciare i crochi lì dove erano misteriosamente comparsi lo scorso anno :)


Non pare forse una candelina?
Un cerino acceso?

Crocus vernalis

E a proposito di candeline.
Mi s'è appena acceso in testa un lumicino (siamo in regime di risparmio energetico, qui) che mi spinge a domandare: ma voi gente senza dio e senza tv, la scorsa settimana avete sentito parlare degli accordi sul nucleare tra Italia e Francia?

Ora: sulla questione avranno senz'altro ragione tutti coloro che osservano trattarsi solo di un pre-pre-pre accordo e che dunque, a breve, non c'è di che allarmarsi.

Ma qui abbiamo sempre creduto che se una pistola compare in scena nel primo tempo sia destinata a sparare nel secondo [cit. *].

Perciò, per buona misura, una firma preventiva sotto questa petizione che gira in Rete io ce l'ho messa di buon grado. E' completamente gratis :)



[*] Cechov secondo me, Hitchcock a parere di altri.

giovedì 26 febbraio 2009

Donne dei gatti

"La gattara è, era, una figura del limite, che si muoveva ai bordi della civiltà, nelle nicchie, negli angoli rimasti un po' selvaggi,
dove vive
l'antico popolo dei gatti di Italo Calvino.
I gatti e la gattara stessa possono essere interpretati come il selvatico residuale che sopravvive nelle città, personaggi un po' di frontiera.
Una selvaticità che negli ultimi anni è in corso di domesticazione".













Nascosto nel post precedente come un gatto infrattato, c'è un link ad un bel saggetto di Anna Mannucci dal curioso titolo di La donna dei gatti : dalla gattara anomica alla tutor della legge 281 [*]. Lo riposto qui, consigliandone caldamente la lettura alle/agli amanti dei gatti: son solo 19 pagine, figure incluse.
...
...
Ok, ok, vi faccio un riassuntino :)

§ § §

C'era una volta il randagismo.
E c'era una volta anche la lotta al randagismo -rivolta principalmente ai cani- che consisteva nell'accalappiare gli animali, portarli al canile, attendere tre giorni e poi sopprimerli, gasandoli.
Questo è quanto avveniva in Italia, sino al 1991.

Nel 1991, in materia di "animali di affezione e prevenzione del randagismo" arriva la legge 281, che muta radicalmente la prospettiva: è vietato sopprimere i cani rinvenuti vaganti, è vietato maltrattare i gatti che vivono in libertà, il nuovo metodo per controllare le loro popolazioni non è più la soppressione bensì la limitazione delle nascite.
Una legge di civiltà che a volte gli animalisti -mutatis mutandis- paragonano alle grandi leggi di riforma degli anni '70 (statuto dei lavoratori, diritto di famiglia, sanità) ed in particolare alla legge Basaglia sulla chiusura dei manicomi: "problemi" non più occultati e rimossi, ma "accolti" nella società. Poi uno legge di medici invitati alla delazione e questa della società accogliente sembra una fiaba scritta due bilioni di anni fa (ma non divaghiamo).


Rabat


Haifa

"Seguendo le gattare nei loro giri
si vedono sempre i gatti che le aspettano
nel posto e nell'ora giusta"


Gattare: bizzarre ladies -benefattrici, squilibrate o perditempo?- che spontaneamente si occupano dei gatti randagi. Vi sarà capitato di vederle all'opera, o magari di conoscerne una: in Italia è un fenomeno tipicamente urbano, ed è/era una figura anch'essa un po' randagia, marginale, di confine, in passato sempre in conflitto quasi paranoico con le istituzioni, il vicinato ed i geometri dei cantieri ("sono tutti contro di me"). Il suo imperativo categorico di base è: dar da mangiare agli affamati. Il numero dei gatti che sfama può variare da tre a molte decine, o centinaia: un impegno che richiede organizzazione, spese, orari fissi (perché "i gatti lo sanno e aspettano") e che non concede vacanze. Una missione che -nelle parole delle gattare intervistate- è sofferenza; un dovere, un obbligo morale al quale non ci si può sottrarre. Una figura tragica, quella della gattara: c'è chi l'ha accostata -addirittura- ad Antigone.
Uno dei compiti più tragici che questa donna si assumeva, in passato, era quello di uccidere i gattini -in particolare le gattine- neonati, prima che aprissero gli occhi, quasi sempre affogandoli.
La si nomina al femminile perché -praticamente sempre- è donna. Sino ad una ventina di anni fa dare della "gattara" ad una donna era un insulto bello e buono: lo stereotipo la voleva infatti "vecchia, brutta, zitella, sola, povera, emarginata, di cattivo carattere e scarsa pulizia". E forse un po' strega.


Creta

"I gatti chiamano, anche senza miagolare, e la gattara va,
con i suoi piattini di cibo,
che qualcuno potrebbe interpretare come offerte propiziatorie.
Non rispondere a quel richiamo per lei è impossibile."



California


Con la legge 281 il gatto "randagio" italiano diventa gatto "libero".
La 281 ha alcune lacune: non specifica a chi competa la cattura dei gatti, chi li debba portare in ambulatorio per la sterilizzazione, chi ne curi la degenza post-operatoria. Ma, di fatto, la cattura non traumatica dei mici può avvenire soltanto con la collaborazione dell'unica persona in grado di avvicinare le colonie dei liberi felini: la gattara. Un riconoscimento di ruolo sociale che l'ha lentamente riscattata dall'emarginazione.
La gattara selvaggia è perciò andata addomesticandosi, sino ad evolvere in gattara istituzionalizzata. Ora è infatti la "responsabile di colonia felina", in qualche caso munita di patentino comunale, che si rapporta con istituzioni, veterinari, Asl e che -all'occorrenza- sa maneggiare leggi, ricorsi e petizioni: un'intensa attività sociale.
Non più conflitto, ma negoziazione: "la gattara ora ha la legge dalla sua e lo sa. La 281 è citata ripetutamente, come un litania, come un mantra".



Singapore


Il termine "gattara" ha oggi perso ogni accezione negativa: dall'impotenza di un tempo si è passati all'orgoglio gattaro.
Nel 1995 i veterinari veneziani hanno ufficialmente definito il gatto come "arredo urbano", e la gattara come "tutor".
A Roma è in vigore il decalogo comunale dell'ecogattara: una serie di "regole che vogliono mettere ordine ad un'attività di base assolutamente irrazionale, un tentativo di governare le passioni".

"Antigone, insomma, è diventata una funzionaria statale".


La situazione dei gatti, complessivamente, è ormai molto migliorata.
La signora I.A., milanese, settantenne, combattiva ex-gattara, ha perciò deciso di diventare piccionara :-)

§ § §

[*] Il saggio è comparso su La ricerca folklorica n. 48, ottobre 2003, ed è online grazie a Sandro Zucchi, docente alla Statale di Milano responsabile del "Seminario permanente su etica e animalismo" e di Quilp, il blog del seminario.

Le citazioni dal saggio sono in corsivo.

Foto da Flickr (5 credits su 6 nelle dida, autore della gattara californiana cercasi).


martedì 17 febbraio 2009

Febbraio gattaio

Novembre 2006, sala d'attesa del veterinario.

Equipaje (incerta): Siamo sicuri che sia femmina? La prendo solo se è femmina.
Veterinario (risentito): Vuole che non sappia distinguere un gatto maschio da una femmina?
Sciura in attesa (entusiasta): Ma certo che è femmina, non vede che musetto sottomesso e seduttivo?

A tre mesi

Dieci giorni dopo, il musetto sottomesso e seduttivo aveva già provveduto a svasare il mio Ficus benjamina e la mia Dracaena, nonché a sterminare l'unico capelvenere che fossi mai riuscita a far crescere in casa. Ed esibiva un magnifico paio di attributi maschili.

Con l'inganno: così Griffe si è intrufolato nella mia vita. Una vita che in breve è diventata un susseguirsi di divani stracciati, agguati a tradimento, stendipanni che crollano a terra con tutto il bucato, assi da stiro che si schiantano rovinosamente nel cuore della notte, casse del PC spinte nel vuoto da due zampette in vena di stiracchiamento.
Non esagerare con gli strilli, è un gattino traumatizzato!
E che dire di me.

Su uno dei cedri

Quando Griffe ha iniziato ad uscire in giardino, il giardino ha iniziato ad entrare in casa: gatti amici, passeri, cavallette (una vera passione, queste ultime), terra ovunque.

A dieci mesi -il giardino ormai troppo angusto per lui- è finito sotto una macchina. Salvataggio, operazione, ritorno a casa (vet.: Questo gatto deve stare immobile per due mesi!), fuga sui tetti bendato e sotto anestesia, affissioni, promesse di ricompensa, acquisto di un box per infanti al mercatino delle pulci per ingabbiarlo, amorevoli cure, un intero stipendio (e d'accordo che il mio stipendio fa ridere, ma insomma).

"Immobile per due mesi!"

Domenica 8 febbraio u.s., portato in montagna e costretto a stare in casa perché il posto gli era sconosciuto, ha deciso di non tollerare l'ignominiosa prigionìa (due giorni) e si è buttato dal balcone scomparendo nella notte e nella neve. Giorno di ferie, giri infiniti per il paese, affissioni, promesse di ricompensa. Ma questa volta: nulla di nulla. Cinque giorni: nessuna telefonata.
Poco rassegnata a darlo per perso, venerdì ritorno a cercarlo.

Ben lontano dal punto in cui si era paracadutato, trovo una statua bianca perfettamente mimetizzata sulla neve. Stava lì: piazzato nel mezzo di un giardino, smagrito ma sordo ai richiami e finanche ai crocchini agitati, con lo sguardo spiritato fisso su una cascina abitata esclusivamente da gatti (e gatte) dove -secondo il contadino che l'ha scovato- cerca di entrare da giorni, senza successo.
E lo capisco: un conto è perdersi in mezzo alle macchine e al traffico cittadino, altro è perdersi in loco montagnoso e trovarsi davanti all'improvviso, in mezzo alla neve, una comune di gatti e gatte liberi, fieri e bellissimi. Una novella Shangri-La, deve essergli sembrata. E lui stava lì: affatato, sedotto, stordito dai feromoni.
Siamo proprio certi che volesse essere salvato?

Se a Genova si usa l'espressione innamorato come un gatto a febbraio, un motivo ci deve pur essere. Fa ancora freddissimo, forse nevicherà ancora, ma più ancora delle prime gemme e dei narcisi che bucano il terreno sono i gatti in amore a febbraio il segnale certo dell'inverno che inizia -pian piano- a cedere.

Ho poi riportato a casa il ribaldo, che ha dormito per due giorni filati.

Nel(l'ex) cestino del pane.

Non so mica quanto dura, 'sto micio: ha solo due anni e mezzo e si è già giocato almeno due delle sue sette vite. Io volevo una femmina! Sì, dovrei farlo castrare, lo so: ma più passa il tempo, meno mi decido. E poi sì, non ditemi nulla: lo so, lo so, questi sono post da occidentale senza soverchi problemi di sussistenza, son ben altre le cose, "è solo una bestia", eccetera, eccetera. Epperò, epperò.

Sua Scompostezza al PC

Ancora qualche anno e poi, come tutor dei gatti liberi, io mi ci vedo benone :D

(Oggi è il suo giorno: un post glielo dovevo proprio, dài).

mercoledì 4 febbraio 2009

Qui in Patagonia (Varese e dintorni)















Come dicevo, in giardino io non ce l'ho.
Ma nel Varesotto è parte integrante del paesaggio, è *la* pianta del giardino/giardinetto anni '60. Così astratta, così stilizzata: più che una pianta, un barboncino. Tosato, però.

Che non sia una bellezza mozzafiato lo diceva persino Neruda, che pure in mezzo alle sue foreste c'era nato: no por bella te canto ("se ti celebro non è certo perché sei carina").

E' originaria del Cile come sostengono tutti (chi fu a diffonderla, chi fu il primo a portarla qui?) oppure era già a Varese duecento milioni di anni fa (come si sostiene in questo articolo di Repubblica-Scienze)? Mmm.
Sta di fatto che, nel dopoguerra, qui in zona piacque davvero parecchio: perché cresce quasi ovunque in Italia, ma in nessun altro luogo ha mai raggiunto una simile concentrazione.

Il disegno della sua "chioma di fil di ferro" le dà un'apparenza finta, disegnata: un'eleganza forse agli antipodi di quel mondo contadino che non si vedeva l'ora di lasciarsi -una volta per tutte- alle spalle. Sporca così poco da essere quasi al confine con l'artificiale: è il Monkey Puzzle Tree, il rompicapo della scimmia, l'Araucaria araucana.

Strobili di Araucaria araucana femmina

La rigida villetta varesina ama il rigido pratino all'inglese con nel mezzo due rigidi "arredi": la camelia e l'araucaria.
Un po' ostentazione un po' esorcismo l'araucaria è dunque lì: piazzata davanti alle palazzine, alle villette, alle villone. Ovunque!







Nel 2003-2004 l'Araucaria araucana rischiò di infliggere un duro colpo al cuore ed al portafoglio dei varesini: venne infatti inclusa tra le specie protette dalla convenzione CITES. Da quel momento averne una in giardino comporta(va?) -teoricamente- obbligo di denuncia al Corpo Forestale dello Stato, una tassa di possesso, una salatissima multa per la mancata denuncia.
Leggere per credere (giuro, non l'ho scritto io):

Varese, 7 aprile 2004

Mi scuso per l’anonimato, ma si addice a chi, come me, è costretto alla clandestinità. Ieri ho scoperto di essere un fuorilegge perché ospito un “irregolare”. Si tratta di un “cittadino” di origine extracomunitaria sebbene nato in Italia: un esemplare di Araucaria Araucana. Di che si tratta? Di uno di quei “pini con le spine” la cui presenza è alquanto frequente nei giardini varesini. Non ne ho favorito “l’immigrazione”, l’ho ereditata con tutto il giardino annesso alla mia abitazione. I “rei” sono i miei defunti genitori, che circa quaranta anni fa la ritennero graziosa e, dopo l’acquisto presso un vivaio locale (il Sud America, da cui origina la specie, era al di là delle loro idee e disponibilità), la misero a dimora nel loro fazzoletto di terra (ma perché non scelsero una betulla!).

State per abbandonare la lettura dandomi del folle?
Un attimo ancora e vi sarà tutto chiaro. Intanto vi suggerisco di verificare se in giardino avete anche voi un extracomunitario di tal fatta, nel caso covereste una serpe in seno. Negli anni settanta, l’Italia ha aderito alla convenzione Cites di Washington contro il commercio di specie animali (antilopi, zebre, leoni, ecc.) e vegetali (l’
Araucaria allora no!) minacciate di estinzione (“endangered species”) [...] Non avendo denunciato per “ignorantia legis” la mia zebra, pardon pianta, la stessa è caduta nel limbo degli irregolari. [...]

Udite udite: salvo che il fatto non costituisca reato (su questo penso di stare tranquillo, non è canapa, non si fuma, non si spaccia, non si inietta dopo averla scaldata con un cucchiaino, non si trova nelle discoteche, ma qui non si può essere certi di nulla) è prevista una sanzione amministrativa da 6.000.000 a 18.000.000 di vecchie lire. A conti fatti, applicando note regole per pagamenti oblatori (1/3 del massimo) solo 3.000 euro [...]. La sanzione è per la mera detenzione irregolare e non per l’abbattimento, il taglio o danneggiamenti. A oggi dunque la gazzella, pardon pianta, si è trasformata in un pernicioso extracomunitario assetato di soldi. Prima che mi venga in mente di “eradicare” il problema in un eccesso di xeno-fito-fobia, e prima che si formino nuclei di “detentori” organizzati sul modello del ku-klux-klan armati di motoseghe, acqua calda e sale et similia [...] (la spassosa lettura prosegue qui)


Bravissimo Cat! Sono otto etti di pigne, che faccio? Le incarto? :D